Mise su Alitalia: senza fondamento notizie compensi commissari straordinari

(Teleborsa) – Dopo la nomina di Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Palerai a commissari straordinari Alitalia sono circolate indiscrezioni sugli stipendi che sarebbero corrisposti ai tre per il loro lavoro. Così poco fa, nella serata di venerdì 5 maggio, il Mise, ritenendo infondato quanto pubblicato, ha diffuso un comunicato per sgombrare il campo da “equivoci e distorsioni”, precisando in ogni caso che l’impegno dei “Tre” durerà a lungo e che il limite temporale di 6 mesi si riferisce esclusivamente alla durata del “prestito ponte” di 600 milioni di euro per permettere ad Alitalia di proseguire regolarmente l’ attività. 

Sugli “stipendi” dei nuovi commissari erano state avanzate ipotesi di importi dalle cifre decisamente consistenti, cha naturalmente hanno suscitato “sconcerto” nel vasto pubblico non certo competente in procedure fallimentari di così notevole rilevanza, visto oltretutto la gravissima situazione in cui versa l’ex compagnia di bandiera con le conseguenti inevitabili prospettive di difficoltà per gli oltre 10 mila dipendenti e le loro famiglie.

“Indiscrezioni e voci” pubblicate che hanno parlato della possibilità di un assegno da 3,3 milioni di euro a testa. Va ricordato, che a seguito della gestione della cosiddetta “bad company” creata nel 2008 in contemporanea alla nascita dell’Alitalia-Cai dei “Capitani coraggiosi” guidati da Roberto Colanino, il commissario Augusto Fantozzi incaricato  per l’amministrazione straordinaria del periodo 2008-2011 dovrebbe aver ricevuto complessivamente la bella cifra di 6 milioni di euro. 

“Le notizie apparse in queste ore sui compensi (erroneamente denominati stipendi) previsti in favore dei Commissari straordinari di Alitalia sono totalmente destituite di fondamento – dice la nota del Ministero dello Sviluppo Economico – in quanto ad oggi non sono in alcun modo disponibili i dati sulla base dei quali effettuare i calcoli ed in particolare, ad oggi, è impossibile determinare quale sarà il valore dell’attivo che si andrà a realizzare. Non si conoscono inoltre né l’esito della procedura, né i suoi costi o la sua possibile durata. Parametri, questi, che incideranno sulla determinazione dei compensi”.

“Il decreto del novembre 2016, varato dal ministro Calenda – ricorda il ministero – stabilisce criteri predeterminati per la quantificazione dei compensi che sono inferiori, per le procedure di maggiori dimensioni, fino al 55% rispetto a quelli in precedenza applicati. Sono state eliminate le maggiorazioni in precedenza previste nel caso di organi collegiali e sono state introdotte misure premiali e sanzionatorie in funzione dei tempi di realizzo della procedura. In altre parole il compenso dei commissari sarà maggiore al crescere dell’attivo realizzato e in funzione della rapidità del realizzo e della sua distribuzione ai creditori – tra i quali, lo Stato – e viceversa subirà una penalizzazione nel caso di lentezza nell’esecuzione degli adempimenti”.

“I compensi delle amministrazioni straordinarie – prosegue la nota – grazie alle modifiche apportate dal decreto, sono significativamente inferiori a quelli che in media spetterebbero a curatori e commissari in procedure concorsuali di natura giudiziale, cioè nel caso di fallimento della società. Si precisa, infine, che il compenso non va comunque parametrato ad un arco temporale di sei mesi che è solo quello di durata del prestito-ponte e della fase prevista di gestione dell’esercizio d’impresa”.

“La procedura di amministrazione straordinaria – conclude il comunicato del Mise – proseguirà, infatti, dopo la vendita degli assets per il tempo necessario (alcuni anni ) per liquidare tutto l’attivo residuo, esperire tutte le azioni giudiziali di natura recuperatoria e risarcitoria nell’interesse dei creditori e provvedere alla definizione del passivo e ai riparti ai creditori. Il compenso comprende anche la remunerazione per le attività relative a tutto questo periodo e sarà liquidato al termine della procedura, ferma la possibilità di liquidare acconti in itinere”.

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