Ministra Dadone a Teleborsa: smart working, digitale, 120 giovani in PA, Inps, Reddito Emergenza

(Teleborsa) – Fabiana Dadone, 36 anni, piemontese della provincia di Cuneo, un compagno e un figlio, deputata del M5S dal 2013. È stata Presidente del Comitato per la legislazione ed è componente del collegio dei Probiviri del Movimento 5 Stelle. Ministro per la Pubblica amministrazione del Governo Conte 2 dal 5 settembre scorso, ha parlato al telefono con Teleborsa di smart working, digitale, giovani dirigenti, Inps e Reddito di Emergenza.

Ministra Dadone, Lei ha definito “molto positivi” gli ultimi dati sull’adesione allo smart working. L’Italia sta cavalcando l’onda con nuovi problemi di conciliazione lavoro-famiglia. Qualche proposta?

“Lo smart working sta diventando la normalità per far fronte all’emergenza Covid-19. Tutto il Paese si è trovato improvvisamente di fronte a una situazione senza precedenti nella storia recente. Dunque, anche nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, abbiamo dovuto accelerare una rivoluzione che stavamo già impostando, sin dall’avvio del mio mandato. Il lavoro agile ha tante ricadute positive, tra cui quella di consentire una migliore conciliazione dei tempi di vita con quelli professionali. Certo, bisognerà evitare rischi di isolamento del lavoratore e non disperdere i momenti di formazione e arricchimento che comunque la condivisione di uno spazio fisico di lavoro fornisce più facilmente. Ma siamo di fronte alla chance unica di uscire da questa tragedia migliori di come vi siamo entrati. Lo smart working sta diventando la normalit

Una PA più digitale: questa esperienza imprimerà un’accelerazione e darà finalmente un colpo alla burocrazia?

“Per la Pubblica amministrazione è un cambiamento enorme innanzitutto sotto il profilo culturale, con il passaggio dalla logica della timbratura del cartellino e dell’adempimento a quella della responsabilità, della fiducia e del risultato. Ma questo passaggio e il lavoro che stiamo facendo sulla banda larga ci porterà anche ad affrontare la sfida dello snellimento del back office e delle procedure interne alle amministrazioni“.

Dal prossimo giugno, 120 giovani dirigenti saranno inseriti nella PA. Su quali progetti?

“Parlerei piuttosto di un unico grande disegno: quello di rafforzare la PA e rinvigorirne l’azione con risorse fresche e orientate al futuro. La transizione digitale non è ancora completamente conclusa, è evidente, servirà una spinta decisa che penso riusciremo a dare anche grazie a dirigenti che, oltre ad essere altamente formati, sono anche più affini – non solo per ragioni anagrafiche, ma è chiaro che anche questo può fare la differenza – alle grandi sfide di modernizzazione e rivoluzione culturale in termini di organizzazione del lavoro, modalità di accesso e erogazione di servizi e soddisfacimento delle esigenze reali da parte delle amministrazioni. Credo che si tratti di una buona opportunità per velocizzare l’implementazione di giovani dirigenti in un sistema, come quello delle Pa centrali, che abbiamo deciso di “energizzare” – mi passi il termine – anche e soprattutto in vista delle sfide cui il Paese sarà chiamato dopo l’attuale fase emergenziale”.

Il caso Inps ha ulteriormente enfatizzato i deficit strutturali che ci separano da una PA realmente digitalizzata. Come state intervenendo?

“L’Inps ha avuto qualche ora di rallentamento e alcuni problemi di gestione informatica, ma ricordo che erano arrivate 300mila domande solo nelle primissime ore e a un tratto ne arrivavano 100 al secondo. I contrattempi sono stati subito risolti e la fruizione dei bonus sarà garantita a tutti gli aventi diritto, tutti, senza precedenze per chi arriva prima. Più in generale, abbiamo reso più snelle le procedure per le amministrazioni che comprano tecnologia, a partire dai servizi cloud. Abbiamo anche potenziato i canali Consip per acquistare rapidamente gli strumenti che servono e abbiamo permesso di lavorare in modalità agile anche con pc e tablet dei dipendenti. Sulla diffusione delle reti, stiamo lavorando a tempi certi per la copertura anche delle cosiddette aree bianche“.

La nuova proposta del Reddito di Emergenza, quali beneficiari e quale dotazione?

“Il Governo, con il ministro Catalfo, ci sta lavorando con grande impegno. Parliamo di una dotazione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 miliardi per una platea di circa 3 milioni di persone, ad oggi escluse da ogni altra forma di sostegno. Mi permetta, però, di sottolineare l’importanza che in questa fase sta rivestendo il Reddito di cittadinanza, ancor più che in condizioni normali. Per fortuna, il M5S al Governo lo ha voluto e reso realtà: oggi persino tanti critici si stanno ricredendo e ne stanno riconoscendo il valore di tutela per almeno 2,5 milioni di persone“.

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