Minimum tax in Ue, l’Ungheria “copia” la Polonia e gela Bruxelles: ecco perchè

(Teleborsa) – “Fino all’ultimo secondo, dell’ ultima ora, dell’ultimo giorno della presidenza francese” di turno del Consiglio Ue, “mi batterò affinché questo accordo sulla tassazione minima sia adottato”.

Lo ha detto il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, rispondendo oggi alla stampa al suo arrivo al Consiglio Ecofin, di cui detiene la presidenza di turno ancora fino alla fine di giugno, annunciando che farà ogni sforzo, fino all’ultimo istante del semestre, a fine mese, per cercare di sbloccare l’accordo Ue sull’aliquota minima al 15% per la tassazione delle multinazionali, secondo pilastro del più generale accordo Ocse sulla tassazione delle società a livello internazionale.

L’accordo doveva essere annunciato oggi, durante l’Ecofin; ma alla vigilia della riunione, dopo che era stato rimosso l’ultimo ostacolo, il veto polacco, è arrivato un nuovo veto da parte dell’Ungheria.

“Abbiamo moltiplicato gli appelli per sbloccare la situazione. Non risparmierò gli sforzi oggi – ha assicurato Le Maire – per cercare ancora una volta di convincere i nostri partner ad arrivare a un compromesso. È da tempo che tutti gli ostacoli tecnici sono stati rimossi; non c’è più alcun ostacolo tecnico”.

Ribadisce il Presidente di turno dell’Ecofin: “ognuno di noi ha capito che è interesse collettivo dell’Unione europea, che è suo interesse economico, finanziario, politico di arrivare a un accordo sulla tassazione minima delle multinazionali”. E che è “indispensabile che le più grandi multinazionali non possono sfuggire al pagamento delle tasse, e che possiamo lottare contro l’evasione e l’ottimizzazione
fiscale””.

L’Ungheria, al momento, non ha spiegato la retromarcia, se non fornendo una motivazione generica secondo cui non sarebbe opportuno adottare l’accordo adesso, vista l’attuale situazione economica. Ufficiosamente, secondo molti, la mossa del Governo di Budapest che blocca di fatto il dossier per il quale serve l’unanimità, altro non è che un modo di esercitare un pressing sulla Commissione Europea affinchè dia semaforo verde al PNRR ungherese, “congelato” per disaccordi sul rispetto dello stato di diritto e sulla lotta alla corruzione nel Paese.

Del resto, anche il veto polacco è stato rimosso, dopo che Varsavia ha raggiunto l’intesa con Bruxelles per ottenere, all’inizio di giugno, l’ok al piano.