Migranti, Salvini sbarca in Sicilia e indica la via: “Meno partenze, più rimpatri”

(Teleborsa) – “Sui migranti non terremo una linea dura, ma di buon senso. Basta Sicilia campo profughi d’Europa. Non assisterò senza far nulla a sbarchi su sbarchi su sbarchi. Servono centri per espellere”. 

Queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini,  appena arrivato a Catania, prima di una conferenza stampa con il candidato a sindaco del centrodestra, Salvo Pogliese. Ribadita, dunque, la sua posizione sulla delicata questione immigrazione dopo l’affondo di ieri a Vicenza: “Per gli immigrati clandestini è finita la pacchia quindi preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla. Ma se ne devono andare”,  aveva detto. 

Durante il comizio, toni molto duri nei confronti delle ONG, alcune delle quali da tempo sotto accusa di favorire l’immigrazione in accordo con gli scafisti: “Stiamo lavorando e ho le mie idee: quello che è certo è che gli Stati devono tornare a fare gli Stati e nessun vicescafista deve attraccare nei porti italiani”. “Sappiano gli uomini e le donne delle forze dell’ordine che il ministro e 60 milioni di italiani sono con loro e guai a chi mette le mani addosso a un uomo o una donna in divisa. Sono stufo dei delinquenti impuniti”, aveva chiarito. 

“TOUR” SICILIANO, UNA VISITA AD ALTO VALORE SIMBOLICO – Non è affatto casuale che il primo viaggio ufficiale del leader del Carroccio nelle vesti di Ministro dell’Interno parta proprio da Pozzallo, comune di 19.487 abitanti del Libero consorzio comunale di Ragusa, sud della Sicilia, luogo simbolo degli sbarchi. 

TRA APPLAUSI E CONTESTAZIONI – Ad accoglierlo tanti sostenitori ma non sono mancate le contestazioni di alcune decine di appartenenti ai centri sociali di Catania che si sono fatti trovare  a Piazza Verga per accogliere il ministro dell’Interno e leader della Lega. I manifestanti, esponevano un manifesto con la scritta ‘Salvini torna a casa’ e urlavano slogan contro il vicepremier che però non si è fatto intimorire. 

“Le contestazioni? Chi se ne frega, ci sono cose più importanti che dobbiamo fare”, ha ribattuto Salvini arrivando tra i banchi del Mercato del Contadino. 

L’AVVERTIMENTO DI MARONI – A frenare, intanto,  invitando alla cautela è Roberto Maroni, predecessore alla segreteria della Lega ed ex ministro dell’Interno.

“L’immigrazione è un tema complicato”, ricorda l’ex governatore della Lombardia in un’intervista a Repubblica, “Rimandare a casa i migranti non è così semplice. Devono essere rimandati nei Paesi di origine, non di provenienza. Con la Tunisia è facile, non con la Libia. Consiglierei prudenza, prima di dire ne rimandiamo a casa 100mila”.

E L’ATTACCO DI MINNITI – I rimpatri “furono un punto dirimente della campagna elettorale del centrodestra nel 2001. Finì con la più grande sanatoria della storia: circa 600mila clandestini divennero regolari – attacca l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti. Più o meno lo stesso numero delle persone che ora si vorrebbero espellere”. Minniti non dice che finirà necessariamente nello stesso modo, ma “nessuna espulsione è possibile senza una rete di rapporti internazionali. Affinché ci sia un Paese che espelle, ci deve essere un Paese che riaccoglie. Questa rete di rapporti non esiste”.

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