Migranti, Macron: “Proposta italiana coerente”. Ma l’intesa ancora non c’è

(Teleborsa) – Il vertice sui migranti si è concluso senza un’intesa, ma il premier italiano Giuseppe Conte porta a casa la sua prima vittoria “responsabilità comune sui naufraghi” dopo aver presentato un piano di dieci punti per superare il criterio del Paese di primo arrivo affermando il principio che “chi sbarca in Italia, sbarca in Europa“.

Questa la proposta che l’Italia ha sottoposto ai 15 paesi europei, riuniti a Bruxelles: un “radicale cambio di approccio sul tema”. 

Subito dopo la conclusione del mini summit Conte affida a twitter il suo messaggio di soddisfazione: “Si è conclusa la riunione informale sul tema migrazione a Bruxelles e rientriamo a Roma decisamente soddisfatti. Abbiamo impresso la giusta direzione al dibattito in corso. Ci rivediamo giovedì al Consiglio Europeo”. 

PASSI IN AVANTI MA POSIZIONI ANCORA LONTANE
Il cancelliere tedesco Angela Merkel parla di “buona volontà” mostrata da tutti al tavolo per superare i disaccordi e trovare una “soluzione europea” al Consiglio che ci sarà il 28 e 29 Giugno. “La responsabilità è di tutti – ha ammonito – nessun Paese deve prendersi il peso da solo“. Più lontana rimane la posizione del presidente francese Emmanuel Macron che con tono polemico è tornato a ribadire che la Francia “non ha lezioni da prendere da nessuno” ricordando che quest’anno “è stato il secondo Paese per richieste d’asilo accolte”. Il Capo dell’Eliseo ha definito la proposta italiana “coerente”, ma ha lanciato come antitesi al piano di Conte l’idea di centri chiusi per migranti, gestiti e finanziati dall’Europa sul suolo dell’Unione nei Paesi di primo approdo. 

I DIECI PUNTI DELLA PROPOSTA ITALIANA
Il documento presentato dal presidente del Consiglio si basa su “sei premesse” ed ha “dieci obiettivi”. Lo ha detto Conte annunciando la proposta italiana per la gestione dei flussi migratori, intitolata “Strategia europea multilivello”. 

La proposta prevede di intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con UNHCR e OIM. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund UE-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a
immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger. Rafforzare frontiere esterne. L’Italia sta già sostenendo missioni UE (EUNAVFOR MED
Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica, occorre rafforzare queste iniziative. Superare Dublino (obiettivo più complesso). Nato per altri scopi, è ormai insufficiente. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo. Superare criterio Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Riaffermare responsabilità-solidarietà come binomio, non come dualismo. È in gioco Schengen. Responsabilità comune tra Stati membri su naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo. Superare il concetto di “attraversamento illegale” per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti. L’Unione europea deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la “tratta di esser umani” e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i
traffici e le false illusioni dei migranti. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna. Occorrono centri di protezione in più paesi
europei per salvaguardare diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento. Contrastare movimenti secondari. Attuando principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali. Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra paesi maggiormente interessati. Ogni Stato stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. E’ un principio che va rispettato, ma vanno previste adeguate contromisure finanziare rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati.

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