Mezzogiorno in ritardo. Visco: “Crescita disuguaglianze frena economia”

(Teleborsa) – “Nell’aprire i lavori di questo convegno non posso che sottolineare la gravità del ritardo di sviluppo del Mezzogiorno. Ne conseguono profonde disuguaglianze economiche e sociali e ne risulta frenata la crescita dell’intera economia nazionale”. E’ quano afferma il Governatore Ignazio Visco, nell’indirizzo di saluto al Convegno per la presentazione del rapporto “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico, curato dagli economisti della Banca d’Italia.

Lo studio offre un quadro aggiornato dell’evoluzione dei divari territoriali ed indica le debolezze strutturali su cui è necessario incidere per invertire tendenze che non sono sostenibili, per riportare le regioni meridionali su un sentiero di sviluppo sostenuto. Fra gli ospiti la Ministra per il Sud Mara Carfagna.

“All’uscita dalla crisi pandemica, anche se in un contesto reso purtroppo quanto mai incerto dal conflitto in Ucraina, la nuova stagione progettuale avviata con il Piano nazionale di ripresa e resilienza offre una straordinaria opportunità per aggredire i fattori di ritardo della nostra economia, certo per la maggior parte non nuovi, e di rafforzare la coesione territoriale del Paese”, sottolinea il Governatore Visco, facendo cenno all’annoso problema della “questione meridionale”.

Il rapporto evidenzia che, nel decennio che ha preceduto la pandemia, il peso economico del Mezzogiorno si è ulteriormente ridotto. Il divario con il Centro Nord in termini di tassi di occupazione e di prodotto pro capite è tornato ad ampliarsi; i livelli di produttività sono rimasti ampiamente inferiori a quelli del resto del Paese.

Per la fragilità del settore privato e i limiti intrinseci del loro sviluppo, le regioni meridionali hanno risentito più delle altre aree territoriali delle politiche di consolidamento dei conti pubblici che, pur necessarie per contrastare l’aumento del peso del debito sul prodotto, hanno finito per penalizzare gli investimenti e contenere i trasferimenti destinati al Sud e alle Isole.

I ritardi strutturali sono in larga parte noti e ampiamente confermati dalle analisi del Rapporto. Il sistema produttivo, sottodimensionato rispetto al peso demografico dell’area, è caratterizzato dal prevalere di microimprese. I tassi di partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto per le donne, si collocano su livelli tra i più bassi nel confronto internazionale, mentre una parte ampia dei giovani non lavora, né è impegnata in attività formative. I bassi livelli di occupazione costituiscono la fonte primaria della elevata diseguaglianza dei redditi familiari che caratterizza le regioni meridionali.

Le fragilità del sistema produttivo sono amplificate da un intervento pubblico nell’insieme non adeguato. Sono ampi i ritardi nella dotazione di infrastrutture. Infine, la diffusione di fenomeni illegali e della criminalità organizzata, oltre a incidere pesantemente sulla qualità della vita dei cittadini, impone costi alle imprese e falsa il funzionamento del mercato.

Il miglioramento dell’insieme delle politiche pubbliche è una precondizione per ogni altro intervento diretto a favorire lo sviluppo del Meridione”, afferma Visco, facendo cenno ai temi della giustizia, degli investimenti nell’istruzione, al potenziamento delle città meridionali ed alla necessità di favorire i segmenti più dinamici delle imprese.

Il rapporto indica infatti le priorità di politica economica, che andrebbero orientate verso due obiettivi principali. Il primo riguarda il miglioramento della qualità dell’azione pubblica, anche facendo leva sulle ampie risorse disponibili grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza e agli altri programmi nazionali ed europei in corso. Ciò dovrebbe comprendere un assetto più efficace della governance degli interventi pubblici, un deciso potenziamento nella qualità degli input – umani e tecnologici – della Pubblica amministrazione, nonché un orientamento più forte al conseguimento dei risultati, anche ricorrendo a meccanismi incentivanti. In secondo luogo appare necessario un rafforzamento dell’iniziativa privata, attraverso la riduzione dei gap infrastrutturali del Mezzogiorno, lo sfruttamento del potenziale di sviluppo delle sue agglomerazioni urbane e un innalzamento qualitativo del tessuto produttivo.