Messina (Intesa): “PNRR è vero motore per accelerare su filiere e portare depositi in settore produttivo”

(Teleborsa) – L’Italia è un Paese che ha punti di forza unici in Europa, come un’infrastruttura basata sulle filiere che si conferma solida – e su cui ovviamente ci sono elementi su cui lavorare per la ripresa – e un forte risparmio delle famiglie, che è anche cresciuto durante la pandemia. Parte da questi elementi Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo, nel delineare l’occasione d’oro che l’Italia non può lasciarsi sfuggire per la ripartenza post-pandemia.

“Solo attraverso l’accelerazione della crescita il debito può essere sostenibile”, afferma intervenendo all’evento di presentazione del Rapporto Economia e Finanza dei Distretti Industriali 2020 curato dalla Direzione Studi e Ricerche della banca. “È quindi necessario un investimento sulle imprese e sulle filiere e l’unico motore vero per accelerare su di esse e portare i depositi nel settore produttivo è rappresentato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) – aggiunge – Questo è il discriminate per far passare il Paese da una crescita modesta a una crescita accelerata: ciò farebbe anche diminuire le diseguaglianze e stabilizzare il rapporto tra debito e PIL”.

Il rapporto sulle filiere e i distretti industriali, arrivato alla tredicesima edizione, ha fotografato la loro posizione da protagonisti di primissimo piano nel sistema economico italiano e, a un anno dallo scoppio della pandemia, ne ha analizzato le condizioni di salute, i maggiori problemi emersi e le prospettive per il futuro. In primis, sono emerse grosse differenza a seconda del settore. “Se la moda, simbolo del Made in Italy, ha perso tanto nel 2020 e il recupero è ancora lontano, sono andati meglio i prodotti per la casa, ha tenuto l’agroalimentare e sono state osservate buone prospettive per la meccanica, che sta guidando la corsa a investimenti in tecnologia”, ha sottolineato Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo.

Ci sono le basi per una ripresa?

Il primo punto per valutare le prospettive di ripresa per i distretti è capire quanto forte è stata la perdita di redditività dello scorso anno. “Il 25% delle imprese distrettuali ha subito una perdita nel 2020 – evidenzia De Felice – Qualcuno potrebbe pensare di più, ma va sottolineato che al calo di fatturato è corrisposto una contrazione dei costi e l’accesso ad ammortizzatori sociali che hanno rallentato i flussi di perdita”.

Il cuscinetto della liquidità

Nella ricerca di Intesa Sanpaolo viene evidenziato che le imprese italiane negli anni sono state un po’ formiche e hanno accumulato disponibilità liquide. A chi chiede se le perdite del 2020 sono assorbibili o provocheranno grandi problemi in termini di sopravvivenza, De Felice risponde che “circa il 50% delle imprese andate in perdita aveva una liquidità interna adeguata per resistere al calo (in termini di cassa e attività finanziarie detenute superiori sul cash flow negativo del 2020) e l’80% delle imprese in perdita aveva un patrimonio netto sufficiente per far fronte alle perdite”.

L’importanza degli investimenti

Tra i fattori che danno un vantaggio competitivo alle imprese distrettuali, rispetto alle loro pari, ci sono le esportazioni e i brevetti, ma anche gli investimenti. “La percentuale di imprese con investimenti adeguati è oltre il 22%. Quelle che hanno investimenti adeguati hanno anche maggior crescita del fatturato (+5,8% la differenza con quelle con politiche meno adeguate in tema)”, evidenzia il Chief Economist della banca. “La pandemia, con tutto il male che ha portato, ha dato anche una spinta a fare di più sul digitale. La voce in cui il mondo industriale ha investito di più è quella sullo smart working, ma ci sono ancora molti spazi di miglioramento sul digitale, soprattutto per le micro-imprese, che rimangono indietro rispetto alle grandi – aggiunge – In particolare sull’e-commerce, il marketing digitale, ma anche nelle soluzione per la logistica e nei processi produttivi”.

Gli investimenti sul capitale umano

“Per innovare bisogna interagire – sottolinea Fabrizio Guelpa, responsabile Industry e Banking di Intesa Sanpaolo – E mentre le imprese interagiscono bene con fornitori e imprese tech, ci sono problemi con le università. C’è il problema di reperire figure adeguate, e quindi un problema di capitale umano”. La prima soluzione è formarlo in prossimità del distretto, ma si può anche importalo da altre regioni. “Un’altra strada per fare innovazione è appoggiarsi, come avviene in Germania, a centri di ricerca che fanno progetti specifici per le imprese. In Italia ci sono otto competence center, ancora da sviluppare adeguatamente – evidenzia Guelpa – e gli ITS, corsi biennali post-diploma, anche in questo caso il modello è tedesco, che potrebbero formare tecnici specializzati per l’industria”. Lavorare su questi progetti potrebbe aiutate l’innovazione e la crescita dei distretti.

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