MES, Ferretti: Economicamente vantaggioso, superare pregiudizio politico

(Teleborsa) – Recovery Fund o MES? Nel nostro Paese prosegue il dibattito sugli strumenti europei da adottare per uscire dalla crisi scaturita dalla pandemia. E se il Recovery o, se preferite, Next Generation EU come l’ha battezzato la Presidente della Commissione UE von der Leyen sembra accontentare più o meno tutti, persistono, invece, le criticità sul MES marchiato da anni con la “lettera scarlatta” che, anche nella versione rivista e decisamente light, continua ad essere osteggiato, senza ragione, in particolare da alcune forze politiche, come sottolinea l’economista e docente Innovation Academy Trentino Sviluppo, Andrea Ferretti che ci aiuta a far chiarezza tra punti di forza (molti, contrariamente a quanti si potrebbe pensare) e debolezze.

“Tra i vantaggi, senza dubbio – osserva Ferretti – l’assenza di condizionalità: l’attuale Pandemic line del mes non prevede nessuna di quelle condizionalità che erano invece presenti nel precedente intervento del Fondo salva stati nella crisi del 2008-2011. Dunque, oggi nessun intervento della Troika, nessuna limitazione alla sovranità dei Paesi richiedenti. Unica condizionalità richiesta è che i fondi del Mes vengano utilizzati per fronteggiare spese della Sanità.

LO SCOPO -C’è poi un secondo aspetto particolarmente interessante. “Covid 19 ha evidenziato in tutta chiarezza come in assenza di una medicina del territorio e una efficace assistenza a livello domiciliare, l’onda anomala di una pandemia tende a scaricarsi sui pronto soccorso degli ospedali, travolgendoli. Proprio per rendere il nostro Sistema Sanitario Nazionale più resiliente, il Governo sta approntando un Piano da 25 miliardi, di cui 10 destinati al rafforzamento delle strutture ospedaliere e altri 10 a un ripensamento importante delle strutture del territorio. Evidente come in quest’ottica i 36 miliardi del MES sarebbero non solo utili ma preziosi.

COSTI – Agli attuali tassi di mercato, il costo dell’intervento è pressochè insignificante, anzi “sarebbe addirittura fatto a tassi negativi (-0.07%)- Il che vuol dire, estremizzando un po’, che il Paese richiedente dovrebbe restituire un po’ meno dei soldi che ha chiesto in prestito al MES. Al contrario, se il Paese decidesse di finanziare con proprie emissioni questo programma di investimento dovrebbe garantire ai propri sottoscrittori più o meno un tasso di interesse intorno all’1,38%-1,40%”.

Senza dimenticare un ultimo ma centrale aspetto: contrariamente ai Recovery bond, i fondi del MES sarebbero immediatamente disponibili.

Sotto il punto di vista economico impossibile non cogliere la serie di vantaggi. Dove sta, dunque, il problema? Secondo Ferretti, le resistenze sono esclusivamente di natura politica con alcuni partiti che hanno cavalcato, in questi anni, l’onda anti-MES in ottica elettorale e si trovano ora in una “gabbia” dalla quale è difficile uscire senza suscitare le ire dei propri sostenitori.

IL “PATTO” TRA FORZE ANTI-MES E ITALIANI – Ecco, dunque, la “soluzione- suggerimento” proposta da Ferretti che potrebbe accontentare tutti aiutandoci ad uscire da una situazione che definisce “grottesca “: agli oppositori del MES non resta che sbandierare che grazie alle loro barricate, sono riusciti a far capitolare l’Europa che ha dovuto concedere un nuovo MES senza alcuna condizionalità e quindi utilizzabile, di contro, noi italiani, ci impegnano a far finta di credere che il loro apporto sia stato determinante. In questo modo – conclude Ferretti – nessun vinto, ma due vincitori: vincono le “forze no MES” perchè salvano faccia ed elettori, ma soprattutto vincono gli italiani che non devono rinunciare – per motivi elettorali – al rafforzamento del loro sistema sanitario nazionale, oltrettutto a costo zero”.

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