Mercato libero dell’energia, il processo accelera ma manca l’Albo dei venditori

(Teleborsa) – Con l’inizio dell’anno c’è una novità che riguarda il settore energia: per circa 200mila PMI italiane che non hanno ancora scelto un trader per la propria fornitura è infatti ormai obbligatorio il passaggio al cosiddetto “mercato libero”. Lo stesso avverrà per tutti i clienti domestici a partire dal 1 gennaio 2022. Un passo in avanti che, a oltre 13 anni dalla liberalizzazione del settore, dovrebbe favorire la concorrenza, offrendo al contempo maggior scelta e vantaggi per i clienti.

L’Italia sconta tuttavia una anomalia che non ha eguali in Europa, con un mercato fortemente frammentato per la presenza di molti operatori: secondo i dati diffusi dell’ultima Relazione Annuale ARERA riferita all’anno 2019, il numero di venditori è costantemente cresciuto negli ultimi anni, arrivando oggi a una quota record di ben oltre 700 operatori.

Numeri molto lontani dai grandi mercati liberalizzati europei emerge: ad esempio la Gran Bretagna, con 28 milioni di clienti serviti, vede la presenza di circa 60 operatori attivi e la Francia che a fronte di 37 milioni di clienti conta circa 200 venditori, praticamente un terzo rispetto a quelli italiani. Una situazione favorita dal fatto che la normativa italiana non prevede processi di autorizzazione per l’esercizio del servizio di vendita di energia elettrica, permettendo anche ad operatori che non dispongono dei requisiti necessari di accedere al mercato.

Il risultato è che, parallelamente alla crescita del numero di soggetti, si è verificato un incremento di fallimenti e inadempimenti seriali da parte di operatori che hanno poi lasciato dei veri e propri “buchi” al sistema per diverse centinaia di milioni di euro. A fare le spese di questo scenario sono tutti i soggetti coinvolti: il sistema, che deve far fronte alle morosità; i clienti dei trader inadempienti, che si trovano in balia di cambi di venditore o finiscono nei cosiddetti “servizi di ultima istanza”; i venditori seri, costretti a competere con soggetti che operano in maniera illecita.

Una soluzione in grado di conciliare qualità e libero mercato esiste già, ma ad oggi resta inattuata: la Legge Concorrenza del 2017 ha previsto l’istituzione dell’Elenco Venditori di Elettricità (EVe) per definire i requisiti tecnici, finanziari e di onorabilità che ogni soggetto deve possedere e mantenere nel tempo se vuole esercitare l’attività di vendita dell’energia elettrica. Ad oggi tale albo non è stato istituito, ma la sua assenza rischia di divenire ancora più evidente con l’accelerazione del percorso di liberalizzazione, che oggi riguarda in particolare le PMI ma che dall’anno prossimo interesserà ben quindici milioni di clienti che devono ancora passare al libero mercato. Di fronte a questa prospettiva è sempre più urgente disporre di uno strumento davvero efficace (non un mero elenco “amministrativo” di titoli) capace di qualificare selettivamente solo gli operatori realmente affidabili e solvibili e di assicurare così lo sviluppo di una sana dinamica concorrenziale a beneficio del sistema nel suo complesso e dei consumatori.

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