Megabrew, si alzano dubbi sull’efficacia della fusione tra SAB e InBev

La British Beer and Pub Association, ha premiato sabato scorso le figure imprenditoriali che si sono distinte durante l’anno nel settore della birra e come consuetudine l’evento di si è tenuto Royal Garden Hotel, durante il quale sono state presentate le ultime novità del settore. Lo riferisce il quotidiano The Guardian.

La manifestazione, che peraltro riflette la mutevole cultura in tema di birra, puntava il dito contro i birrifici locali e artigianali, la cui crescita drammatica in tutta Europa ha colto l’industria di sorpresa, ma strizzava l’occhio a “Megabrew”, il fresco soprannome dato alla nuova società che andrà a costituirsi dopo l’avvenuta fusione, che produrrà una birra su tre di tutte quelle prodotte nel mondo, tra la britannica SABMIller e la belga, Anheuser-Busch InBev, per oltre 90 miliardi di euro.

Mentre a Wall Street danno credito ai parametri finanziari dell’operazione, con promesse di riduzione di costi e allargamento della base geografica, non si parla ancora di sinergie produttive per convincere i bevitori di tutto il mondo a voltare le spalle alla gamma di birre artigianali che ha preso sorprendentemente piede negli ultimi anni.

Spiros Malandrakis, analista per il settore “beverage” di Euromonitor International, ha detto che la megafusione tra i due più grossi player del settore non ha ancora affrontato i problemi principali sollevati dall’aumento della popolarità di birre artigianali: “La risposta di Wall Street guarda indubbiamente al modo in cui queste due società si completano a vicenda con la loro diffusione geografica e alla riduzione dei costi”, ha dichiarato Malandrakis. “Ma il rovescio della medaglia per le grandi marche è l’emorragia delle vendite a favore dei birrifici artigianali. Di fronte a queste tendenze di fondo, la creazione del più grande colosso della birra non sembra la risposta giusta”.

Malandrakis ha poi aggiunto che la crescente concorrenza costringerà “Megabrew” a comprare birrifici artigianali che insidiano le vendite dei grandi marchi. “Già prima di queste fusione, AB InBev e SAB lo avevano iniziato a fare, ma intanto Londra perderà il suo colosso di settore”.

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