Mediaset, Avvocato Corte UE pone dubbi su liceità congelamento diritti Vivendi

(Teleborsa) – La Corte europea solleva dubbi sullo stop posto alla scalata di Vivendi a Mediaset, che aveva portato al congelamento della partecipazione dei francesi, arrivata al 28% del capitale.

E’ quanto affermato dall’Avvocato generale Campos Sanchez-Bordona, che sollecita la Corte europea a dichiarare illegittima la normativa italiana che ha impedito a Vivendi di crescere nella holding di Cologno Monzese. Normativa che sostanzialmente fa riferimento al la pluralità dell’informazione, che impedisce ad un operatore di superare il 20% dei ricavi complessivi del Sistema integrato di comunicazioni (SIC) o del 10% in caso detenga anche una quota in un operatore del settore delle comunicazioni elettroniche. Era appunto la situazione in cui si era venuta a trovare nel 2016 Vivendi, che deteneva quote in Mediaset e Telecom Italia, e che portò l’AgCom nel 2017 a stabilire l’obbligo di congelare parte delle quote e trasferirle in una società fiduciaria.

Ebbene, il parere dell’Avvocato generale mette in dubbio che la normativa italiana sia compatibile con la libertà di stabilimento prevista dall’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ritenendo che non sia “proporzionata” all’obiettivo di tutela del pluralismo dell’informazione e che non tenga conto di nuovi mercati che sono divenuti la principale via di accesso ai media (telefonia mobile, comunicazioni elettroniche, radiodiffusione satellitare). L’Avvocato generale, poi, ritiene sproporzionato e troppo restrittivo il calcolo dei ricavi disposto dalla normativa vigente in Italia quando la società che investe non esercita “un’influenza notevole” sulla società partecipata.

Immediata la reazione di Vivendi, che accoglie con favore il parere. “Si tratta di una conferma molto forte della nostra posizione”, afferma un portavoce della holding d’oltralpe.

Al contrario, Mediaset ricorda che la posizione espressa dall’Avvocato Generale “non vincola” le decisioni della Corte di Giustizia europea e sottolinea che “anche l’Avvocato Generale ribadisce che la tutela del pluralismo dell’informazione può giustificare l’adozione di misure nazionali che limitino la libertà di stabilimento, demandando tuttavia ai giudici nazionali la valutazione della proporzionalità di tali misure”.

“In attesa della sentenza da parte della Corte UE – si legge in una nota – e delle valutazioni di tale sentenza da parte del giudice nazionale, nella perdurante vigenza della normativa oggetto di scrutinio giudiziale, nulla cambia in merito alla valutazione di illiceità della condotta di Vivendi in relazione all’acquisto del 29,94% del capitale sociale di Mediaset”.

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