Mattarella convoca Cotttarelli al Quirinale. Verso il governo “tecnico”

(Teleborsa) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella convoca domani al Quirinale Carlo Cottarelli. La decisione presa dopo il fallito tentativo di Giuseppe Conte di formare un esecutivo M5S-Lega ed il preambolo per la formazione di un governo “tecnico” del Presidente, che potrebbe essere guidato dall’ex commissario per la spending review.  In caso di nomina Cottarelli dovrà traghettare il Paese verso nuove elezioni anticipate, probabilmente fra settembre ed ottobre.

Una settimana fa l’intervista rilasciata a Teleborsa, in cui Cottarelli parlava delle possibili coperture economiche di alcune misure preannunciate dal contratto per il cambiamento targato M5S -Lega: riforma delle pensioni, introduzione del reddito di cittadinanza, flat tax.

Professore, facciamo i “conti in tasca” al contratto: di che cifre stiamo parlando? Lei nei giorni scorsi ha espresso più di qualche perplessità da un punto di vista economico…
“Sì, abbiamo pubblicato le nostre stime della versione non finale ma in quella finale non è cambiato molto. La nostra stima (dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ndr) è che il costo complessivo per il bilancio pubblico delle proposte di aumento di spesa e riduzione della tassazione è compreso tra i 110 e i 125 miliardi di euro a fronte dei quali ci sono coperture individuate dell’ordine di mezzo miliardo. Dunque, mezzo miliardo contro 110/125. C’è chiaramente un problema e se anche se queste cose fossero introdotte gradualmente resta l’interrogativo di come finanziare queste misure nel corso del tempo”.

Non è mistero che l’Unione Europea, per via dell’alto debito, ci monitora molto da vicino e sembra piuttosto preoccupata. Lo testimoniano le raccomandazioni quasi giornaliere che arrivano in queste ore appunto sulla questione debito e migranti.
“Il problema non è l’Europa, non almeno in prima battuta, ma la reazione dei mercati, degli investitori, di chi compra titoli di stato. Attualmente lo spread è andato su, ma è ancora modesto, 150 punti, siamo ancora su livelli sostenibili, dobbiamo però chiederci quale sono le condizioni in cui se non riusciamo a ridurre il debito pubblico potrebbe ripresentarsi una situazione simile a quella del 2011/2012 con lo spread a 550 punti base”.

Lei ha guidato per alcuni anni il Fondo Monetario Internazionale: di recente Christine Lagarde ha chiesto al nostro Paese aumento dell’Iva e patrimoniale con la stessa Confindustria che si è mostrata favorevole a una mini patrimoniale. Lei è d’accordo con questa terapia? E, soprattutto, come si inserisce nell’ottica del contratto M5S-Lega che invece non sembra, almeno allo stato attuale, tener conto di queste indicazioni?
“Io credo che sarebbe meglio lavorare sul fronte della spesa piuttosto che aumentare la tassazione , credo ci sia ancora la possibilità, partendo dalla situazione attuale, di migliorare i nostri conti pubblici riducendo la spesa rispetto al Pil, il che non vuol dire tagliare la spesa, ma vuol dire evitare che la spesa aumenti quando aumenta il Pil e il Pil attualmente sta aumentando. Purtroppo, non sembra intenzione del nuovo governo andare in questa direzione, anzi si parla di un deficit elevato e questo vuol dire che il debito secondo me non si ridurrebbe tanto quanto dovrebbe ridursi”.

E’ da pochissimo uscito il suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana”. Perché l’economia italiana non riesce a ripartire?
Partiamo da un dato: 2015/2016/2017 e 2018 sono tutti anni di crescita positiva ma è una crescita che non è altissima e questo è un aspetto non trascurabile. E’ anche vero che il tasso di crescita della popolazione italiana è basso per cui in termine di reddito pro capite per esempio l’anno scorso è stato discreto. Il problema è un altro e cioè che noi per recuperare il terreno perso negli ultimi 20 anni dovremmo correre e crescere più rapidamente degli altri. E non lo stiamo facendo. L’economia italiana è cresciuta, ma è cresciuta poco negli ultimi vent’anni. Ha accelerato un po’ nel 2017, ma hanno accelerato anche tutti gli altri paesi. Se fosse una corsa ciclistica, sarebbe come rallegrarsi di andare più veloci senza accorgersi di avere iniziato un tratto in discesa. In realtà, anche in discesa il distacco dal gruppo sta aumentando. E secondo me cresciamo meno degli altri perché siamo ancora appesantiti da questi peccati capitali (l’evasione fiscale, la corruzione, la troppa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, l’incapacità di stare nell’euro, il divario tra Nord e Sud, ndr) e abbiamo ancora un divario di competitività rispetto alla Germania in conseguenza di quello che è successo nei primi 10 anni da quando siamo entrati nell’euro, una perdita di competitività in termini di costi del lavoro per unità di prodotto.”

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