Materie prime, tempesta perfetta: i rischi dietro l’aumento dei prezzi

(Teleborsa) – La Russia non è solo uno dei principali produttori mondiali di petrolio e gas, ma anche un importante fornitore materie prime per l’industria e le società tecnologiche. In particolare, il paese guidato da Vladimir Putin è un grande esportatore di palladio e altri metalli del gruppo del platino oltre a nichel, alluminio, acciaio e rame. L’Ucraina è invece un importante produttore di titanio e minerale di ferro, e ospita una delle più grandi riserve d’Europa di uranio, titanio, manganese, mercurio e carbone. È quindi facile capire perchè il conflitto scoppiato con l’invasione russa abbia prodotto un rally dei prezzi delle materie prime sui mercati globali. Gli analisti si stanno ora interrogando su quali possono essere gli sviluppi delle prossime settimane e mesi.

L’indice S&P GSCI, un ampio barometro per il prezzo delle materie prime globali, è balzato del 33% da inizio anno (con i maggiori aumenti dallo scoppio del conflitto in Ucraina) e del 58% nell’ultimo anno. “Gli eventi in Russia e Ucraina stanno scatenando movimenti eccezionali dei prezzi delle materie prime, che potrebbero avere implicazioni strutturali sull’offerta a lungo termine, ma riteniamo anche che esistano minacce credibili di distruzione della domanda con il crollo dei prezzi delle materie prime”, ha affermato Dominic O’Kane, analista di JPMorgan.

“I rischi principali vanno in entrambe le direzioni, e se l’attuale crisi e la guerra dovessero trovare una soluzione improvvisa, il petrolio greggio potrebbe scendere dal 10% al 15%, il gas dell’UE fino al 50%, il grano parigino fino al 25% mentre l’oro potrebbe vedere una reazione al ribasso più tenue dal 2% al 4%”, ha commentato Ole Hansen, Head of Commodity Strategy per BG SAXO. Discorso in parte diverso per il petrolio. “Il greggio Brent viaggia su prezzi vicini o sopra i 100 dollari al barile (non succedeva dal 2012) e, nonostante il prezzo ormai includa probabilmente un premio per il rischio dell’offerta russo vicino ai dieci dollari, le prospettive rimangono favorevoli poiché la domanda globale non mostra segni di allentamento a lungo termine”, ha aggiunto.

“Sebbene non siano state ancora imposte sanzioni alle esportazioni di metalli russe, sia le operazioni minerarie in Russia che il trasporto di metalli verso i mercati di esportazione diventeranno difficili con le compagnie marittime, le compagnie assicurative e i porti che potrebbero sospendere le attività con le controparti russe – ha fatto notare Tommy Trask, analista di Scope Ratings – Alcune delle più grandi compagnie di navigazione del mondo hanno sospeso la spedizione di container da e verso la Russia per articoli non essenziali. Ciò non influirà solo sui prezzi di mercato, ma i produttori che finora hanno fatto affidamento su materie prime provenienti da Russia e Ucraina potrebbero dover cercare fonti di approvvigionamento alternative a un costo più elevato”.

(Foto: Melissa Askew on Unsplash)