Marte, l’acqua c’è, ma è un problema metterci un dito

Gli scienziati della NASA stanno ancora festeggiando la scoperta di acqua su Marte, ma devono subito affrontare una serie di interrogativi, su come si possano approfondire le conoscenze fin qui archiviate e cercare segni di vita sul pianeta rosso.

Il problema più grande è come ricercare segni di vita su Marte senza esporlo a contaminazioni “importate” dalla terra.

I ricercatori dell’agenzia spaziale americana sono già pronti con il robot “Curiosity”, per dare un’occhiata più da vicino alle lunghe striature scure create dall’acqua allo stato liquido, che scendono attraverso crateri e pareti riscontrate lungo il canyon “marziano”. Il robot non è “sterile” e rischia di contaminare le zone umide con agenti terrestri.

La missione di Curiosity, ancora in corso e che dura da oltre 1000 giorni, è quella di fare una ricognizione del cratere “Gale”, posto ai piedi di una montagna alta oltre 5000 metri.

Fino ad ora sono state scoperte reti fluviali del passato e laghi secolari, ma striature umide, rilevate al buio, danno una prospettiva diversa e cioè che ci sarebbero delle zone bagnate per almeno una parte del tempo.

Il perché queste zone risultino bagnate per una parte del tempo, sarà oggetto di risposte che solo idonei robot potranno dare, ma la restrizione posta dalla possibile contaminazione terrestre ostacolerà sicuramente il lavoro degli scienziati, alla ricerca di vita su Marte.

Il giorno marziano dura poco più di 24 ore, quindi quasi come il giorno terrestre. Più lungo è invece il periodo rivoluzione intorno al sole, pari a 687 giorni, oltre il doppio del nostro pianeta.

Marte, l’acqua c’è, ma è un problema metterci un dito
Marte, l’acqua c’è, ma è un problema metterci un dito