Mario Draghi: cinque anni alla guida della BCE. Piovono le critiche dai tedeschi

(Teleborsa) – Cinque anni di Mario Draghi alla guida dell’Eurotower.  Era il 3 novembre 2011 quando la Banca Centrale Europea tagliò a sorpresa il costo del denaro. Una decisione questa che l’allora neo-governatore della BCE accompagnò con il monito a tutti i Governi dell’area euro ad attuare riforme strutturali. 

Sul programma di acquisto di titoli di Stato, il numero uno della BCE, in quell’occasione aveva sottolineato che questo sarebbe stato “temporaneo” e sarebbe servito ad assicurare il funzionamento del sistema monetario.

Draghi durante il suio mandato è stato criticato da più parti. L’ultimo attacco sferrato al Governatore della BCE, arriva dalla Germania.

“Le politiche di Mario Draghi hanno immesso troppo denaro in circolo e questo mette a rischio la stabilità finanziaria”. E’ quanto affermano cinque consulenti di economia del Governo tedesco secondo i quali la “BCE dovrebbe ridurre la portata del programma di acquisto di bond e mettere fine al Quantitative Easing prima del previsto”. Lo scrivono i cinque esperti in un rapporto che arriverà oggi al cancelliere Merkel.

Il quotidiano Sueddeutsche Zeitung spiega che il Governo tedesco critica fortemente la politica monetaria della BCE che “fa troppo poco per incentivare la crescita economica. “Quasi mai – si legge ancora sul giornale tedesco- un banchiere centrale ha suscitalo lo scetticismo causato da Mario Draghi.

A gettare benzina sul fuoco, Deutsche Bank che ha sferrato il suo attacco alla politica monetaria della Banca Centrale Europea. Secondo il capo economista del colosso tedesco David Folkerts-Landau, la BCE con il Quantitative Easing non ha risolto i problemi.

L’esperto ha sottolineato che la politica della BCE ha creato svantaggi più che vantaggi per l’Eurozona: “di fatto, dal 2012, Eurolandia non ha quasi registrato una crescita, mentre ha segnato il peggiore sviluppo del mercato del lavoro rispetto ad altre aree industrializzate, livelli di disoccupazione a due cifre, un tasso di disoccupazione giovanile sopra il 20%”.

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