Manovra, vertice di maggioranza in mattinata senza Di Maio e Salvini

(Teleborsa) – C’è alta tensione nella compagine di governo nell’ultimo giorno utile per approvare la Manovra ed il collegato Decreto Fiscale, che dovranno essere inviati entro la mezzanotte a Bruxelles. Il 15 ottobre infatti scade il termine ultimo per la presentazione del Draft Budgetary Plan (DBP) alla Commissione europea. Entro il 20 ottobre, invece, il testo definitivo del disegno di legge dovrà essere invitato al Parlamento per l’avvio della sessione di bilancio.

E’ atteso per questa sera alle ore 18:00 il Consiglio dei Ministri per approvare la Manovra ed il Dl fiscale, salvo anticipazioni, ma non c’è alcuna convocazione ufficiale e dal vertice di questa mattina non c’è alcuna evoluzione favorevole: Di Maio (M5S) ha disertato il vertice della maggioranza, pur essendo presente a Palazzo Chigi, e così anche Salvini (Lega), che stamattina si trovava a Monza, ma dice di aver dato “pieno mandato” a Giorgetti per la trattativa.

Presente il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, arrivato verso le ore 10 puntuale per la riunione convocata alle 10:30. Ad attenderlo il Premier Giuseppe Conte ed il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti. In mancanza dei due leader del governo giallo-verde sembra impossibile che si sia riusciti a sciogliere i nodi della Manovra economica, in particolare sulla “pace fiscale”, argomento quanto mai dibattuto e di cruciale importanza per determinare le risorse che andranno a copertura delle misure contenute nella Manovra.

C’è divergenza anche sulle tempistiche: il Carroccio vorrebbe approvare oggi il Dl Fiscale e domani la Manovra mentre il M5S preme per approvare oggi stesso tutto il pacchetto affinché il Premier possa presentarsi al Consiglio europeo del 17-18 ottobre con i “compiti svolti”.

Frattanto Salvini, atteso per il vertice del primo pomeriggio, in un intervento, ha ribadito “c’è il decreto fiscale oggi pomeriggio, c’è la manovra di bilancio domani”, lasciando intendere che l’approvazione avverrà in due step. “Il nostro obiettivo è semplificare e pagare sempre di meno, ho ben chiari quali sono i nodi”, ha aggiunto il leader del Carroccio.

Ilvertice preparatorio di tre ore che si è tenuto ieri sera a Palazzo Chigi come noto non ha sciolto gli ultimi dubbi legati soprattutto alle misure che definiscono la “pace fiscale”.

Lo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle verte soprattutto sul condono o “pace fiscale” che dir si voglia: i Pentastellati hanno ribadito il loro “no” a qualsiasi forma di condono, mentre la Lega continua a puntare sull’ipotesi di una “flat tax integrativa” con un tetto tra i 200 e i 500 mila euro. La soglia più alta sarebbe l’auspicio di Matteo Salvini, mentre i 200 mila potrebbero rappresentare il possibile punto di ricaduta. Il sottosegretario Armando Siri ha inoltre proposto una pace fiscale con tre scaglioni di pagamento al 6%, al 10% e al 25% a seconda della posizione patrimoniale e reddituale del contribuente che ne fa richiesta. Oltre al condono, una questione ancora tutta da affrontare è anche il capitolo dei tagli, da cui pure dipendono parte delle misure.

Intanto si fa largo l’ipotesi di approvare anche il decreto fiscale, oltre che la manovra, con la formula “salvo intese” per poi scriverli nei giorni successivi come ormai avviene di prassi per quasi tutti i provvedimenti più delicati.

Sembra inoltre confermata la soluzione di un rinvio ad aprile per l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza e della riforma della Fornero con i pensionamenti anticipati con “quota 100” (62 anni d’età e 38 di contributi). Uno slittamento, questo, che aiuterà a contenere la spesa entro i 16 miliardi complessivi previsti per per le due misure per il 2019.

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