Manovra, pro e contro della tassa sul contante: i nodi da sciogliere

Il governo al lavoro sulla manovra economica e sul reperimento delle risorse necessarie

Sono giorni febbrili di lavoro sulla manovra economica, obiettivo principale del Governo è trovare le risorse necessarie a scongiurare il temuto aumento dell’Iva.

Tra le misure al vaglio dell’esecutivo c’è anche la tassa sul contante che dovrebbe avere la duplice funzione di portare nuove entrate allo Stato e contrastare l’evasione fiscale con l’emersione del nero. Questi risultati, tuttavia, non sono scontati e soprattutto non arrivano subito.

Il Governo Conte bis è a caccia di 23 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva il prossimo anno, a cui si aggiungono le somme necessarie a coprire le altre spese. Un impegno piuttosto gravoso anche perché si vuole evitare l’aumento delle tasse, come ha assicurato il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. “Stiamo costruendo in poco tempo una manovra di bilancio che deve essere rispettosa dei saldi di bilancio di finanza pubblica. Faremo tutto il possibile per evitare qualsiasi tipo di aumento”, ha promesso.

Niente aumento delle tasse eccetto quella sul contante, sebbene si configuri più come una sorta di disincentivo. Tra le proposte in esame c’è quella di aumentare o diminuire l’Iva a seconda che si utilizzi il contante o la moneta elettronica. I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno studiando un modo per aumentare di un punto percentuale l’aliquota Iva per chi paga in contanti e diminuirla di due punti per chi paga con bancomat o carta di credito. Una modalità di applicazione dell’imposta che riguarderebbe quei beni e servizi a maggiore rischio di evasione fiscale.

L’altro strumento per incentivare l’uso della moneta elettronica è il cashback, che consiste nella restituzione ai consumatori del 2% delle transazioni effettuate con bancomat o carte di credito. La restituzione potrebbe essere effettuata dagli istituti di credito, ogni mese, sull’estratto conto delle carte dei loro clienti. A loro volta gli istituti potranno recuperare queste somme con il sistema del credito d’imposta.

Al vaglio del governo è anche la misura per condizionare in parte le agevolazioni fiscali e le detrazioni Irpef al pagamento di beni e servizi attraverso sistemi tracciabili. Un sistema con cui si vogliono rivisitare gli sconti in base al reddito, ma che verrebbe a costare almeno un miliardo in più ai ministeri.

Per incentivare l’uso della moneta elettronica, poi, i tecnici del Mef stanno studiando le misure per ridurre le commissioni sui pagamenti tramite Pos a commercianti e autonomi. L’obiettivo è quello di eliminare le commissioni bancarie per i pagamenti sotto i 5 euro, ridurle fortemente per quelli dai 5 ai 25 euro e infine garantire costi più contenuti per quegli esercenti a “bassa marginalità” come gli edicolanti e i benzinai.

Tra le misure che si stanno valutando, infine, c’è anche l’introduzione di sanzioni per quei commercianti che rifiutano il pagamento in moneta elettronica o che non hanno installato il Pos. Accettare pagamenti elettronici, infatti, è obbligatorio, ma è un obbligo che finora non è stato mai sanzionato.

A fronte delle buone intenzioni del Governo emergono tuttavia i problemi pratici. Infatti, l’incentivo all’uso del contante non assicura nell’immediato maggiori entrate alle casse dello Stato. Gli incentivi, infatti, comportano all’inizio dei costi che potranno essere ripagati solo sul lungo periodo, se il meccanismo funziona. Il Governo, invece, ha bisogno subito di risorse. Cambiare inoltre le abitudini degli italiani, da sempre restii ai pagamenti elettronici, richiederà del tempo.

Per quanto riguarda, poi, la modulazione delle aliquote Iva a seconda del pagamento in contanti o in moneta elettronica, anche questa soluzione presenta non pochi problemi, sia pratici che tecnici. L’Iva, infatti, è regolata da norme europee che non consentono di differenziare le aliquote oltre certi limiti.

Quindi l’aliquota diversa non si potrebbe applicare soltanto a certi beni e servizi, ma andrebbe rimodulata, a seconda del tipo di pagamento, per tutti i beni e servizi  a cui si applica quella data aliquota, portando a un aumento generalizzato della tassazione. Si verificherebbe in questo modo un aumento dell’imposta sui consumi che farebbe venire meno la promessa del governo di non aumentare le tasse.

Il Governo dovrà lavorare molto per trovare soluzioni efficaci, intanto per lunedì 30 settembre è attesa la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF), con il quadro della situazione finanziaria italiana in base al quale redigere la Manovra economica.

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