Manovra, il discorso di Conte al Senato: “Evitata procedura senza arretrare sui contenuti”

(Teleborsa) – L’obiettivo era evitare le sanzioni, salvando reddito di cittadinanza e quota 100, e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo con un attento gioco di tagli, sembra esserci riuscito. “Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti voi, di maggioranza e di opposizione, per la comprensione di questi giorni durante i quali l’iter della manovra ha proceduto con lentezza scontando ritardo con tempi previsti. Rinvii non causati da incertezze interne al governo ma dovuti alla complessa interlocuzione con l’Ue. Un negoziato caratterizzato da forti connotazioni politiche seppur dipanate lungo il binario di un serrato confronto tecnico di natura finanziaria e contabile” ha affermato il Premier nell’incipit del suo discorso al Parlamento sugli esiti del dialogo con la Commissione europea.

L’ITER DI NEGOZIAZIONE CON L’UE – “In queste settimane in cui i canali del dialogo non si sono mai interrotti abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che, con il voto del 4 marzo, gli italiani hanno ritenuto prioritari nell’azione di Governo. Allo scopo di rispondere alle urgenze, ai bisogni avvertiti dai cittadini e dalle imprese, abbiamo realizzato interventi di equità sociale, di inclusione e di sostegno al reddito che, in base a una stima iniziale, hanno determinato, insieme alle altre misure di investimento, un deficit del 2,4%. A fronte di questa decisione del Governo la Commissione europea ha espresso le proprie riserve preannunciando l’avvio nei confronti dell’Italia di una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. Si profilava, così, per il nostro Paese una prospettiva che andava evitata. Abbiamo lavorato, dunque, con la massima determinazione per evitare questa procedura, dialogando a più riprese con il Presidente e gli altri componenti della Commissione europea ma anche con i capi di Stato e di governo dei singoli Paesi membri al fine di mostrare ai nostri interlocutori il più ampio disegno riformatore e di persuaderli sull’opportunità di giungere, nel reciproco interesse, a una soluzione condivisa. Abbiamo pienamente salvaguardato la nostra impostazione della manovra di bilancio, non abbiamo ceduto sui contenuti, certi degli effetti virtuosi che nel medio periodo una manovra espansiva potrà determinare sul tessuto economico e sociale e comunque fermi nelle determinazioni assunte con il contratto di Governo, cioè rispondere all’esigenza fortemente avvertita di invertire le politiche di rigore che negli anni passati hanno gravato la crisi determinando una forte compressione dei redditi, una riduzione dei consumi, un generale impoverimento di ampie fasce della popolazione. Quando, il 21 novembre scorso, la Commissione ha formalizzato le sue riserve sulla versione rivista del documento programmatico di Bilancio presentato dall’Italia i margini di negoziazione sono risultati subito, davvero, contenuti ed esigui. È stato allora che con il sostegno dei vicepresidenti e dei ministri mi sono assunto l’onere e la responsabilità di riannodare i fili del dialogo affinché non fosse compromesso il processo riformatore avviato da questo governo. Ho, dunque, insistito con il presidente Juncker perché si rendesse disponibile a un ulteriore incontro che si è svolto sabato 24 ottobre nel corso di una cena di lavoro a cui hanno partecipato anche il ministro Tria, il vicepresidente della Commissione responsabile per l’Euro e per il dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, e il Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. In quell’occasione ho presentato l’ampio progetto riformatore del Governo chiedendo ai miei interlocutori che la manovra economica fosse valutata non solo attraverso il filtro dei vari saldi contabili ma più ampiamente alla luce dell’articolato spettro di interventi, alcuni già realizzati, altri in fase di avanzata elaborazione, tutti tesi a semplificare, migliorandoli, i rapporti tra Stato, cittadini e imprese. In quella sede, come pure in ulteriori incontri avvenuti a margine del G20 di Buenos Aires, ho potuto registrare alcune rigidità di posizioni ma, allo stesso tempo, devo dirlo, anche alcune significative aperture al dialogo. All’esito di queste interlocuzioni si è reso necessario uno sforzo ulteriore da parte del Governo per verificare la percorribilità di interventi utili a migliorare i saldi finali contenuti nella legge di Bilancio in adesione ai rilievi formulati dalla Commissione. Abbiamo, quindi, lavorato affinché fosse puntualmente quantificata con apposite relazioni tecniche la stima economico finanziaria delle misure, soprattutto di quelle a carattere sociale e previdenziale, che avevano maggiormente attirato la tensione dei nostri interlocutori europei. Queste valutazioni che hanno richiesto tempo hanno rivelato che le risorse effettivamente necessarie per la realizzazione dei due principali interventi (reddito di cittadinanza e quota 100 ndr) erano inferiori, e sono inferiori, a quelle inizialmente previste. Ciò ha permesso di ridurre il disavanzo al valore inizialmente stimato al 2,4% a un valore attestato attorno al 2,04% senza per questo modificare né i contenuti, né la platea dei destinatari né i tempi di realizzazione delle due misure. Desidero ribadire che reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi che avevamo previsto. Con queste nuove quantificazioni mi sono recato a Bruxelles lo scorso 12 dicembre per un nuovo confronto con il presidente Juncker e i commissari Dombrovskis e Moscovici. In quella sede come pure nel corso di alcuni colloqui con i vari leader europei a margine del Consiglio dello scorso 13 e 14 dicembre ho ribadito la necessità che lo sforzo compiuto dal governo italiano per giungere a un punto di equilibrio e di convergenza non fosse frustrato da un approccio che tenesse in esclusiva considerazione il rigido computo degli scostamenti”.

LA LETTERA ALLA COMMISSIONE EUROPEA – “All’esito di ulteriori interlocuzioni fino ai risolutivi colloqui di ieri mattina che hanno portato a un significativo avanzamento nella trattativa, ho formalizzato la posizione dell’Italia con una lettera ai vertici della Commissione, sottoscritta insieme al ministro Tria. Nella lettera alla commissione europea, oltre a riferire sulle nuove quantificazioni delle misure di spesa, ho rilevato che le modifiche dovranno necessariamente tenere conto dell’evoluzione del quadro macroeconomico che evidenzia, purtroppo, un conseguente peggioramento principalmente dovuto al cattivo andamento del commercio internazionale. Il rallentamento del ciclo economico impone, adesso, un aggiornamento delle previsioni di crescita con indicazione di un Pil programmatico all’1% per l’anno prossimo, con una variazione che si ripercuote, per alcuni versi anche positivamente, sui saldi di bilancio e sull’entità della correzioni strutturale richiesta dal Patto di stabilità e di crescita”.

GLI EMENDAMENTI PREVISTI ALLA MANOVRA. “Nell’ambito delle misure adottate per la riduzione dei saldi di bilancio indicati dalla manovra di finanza pubblica prevista nel disegno di legge di Bilancio per il triennio 2019-2021, al fine di corrispondere alle richieste formulate dalla Commissione europea in sede di esame del documento programmatico di bilancio, sono state affinate le misure previste, al fine di determinare con maggiore precisione l’esatta portata degli interventi predisposti e delle coperture individuate. È stato così possibile rivedere l’onere annuo delle misure di cui al fondo per il reddito di cittadinanza e quello per gli interventi pensionistici mantenendo integro l’impatto concreto di queste due misure. Sono state poi previste misure di contenimento della spesa pensionistica che si sostanziano nel raffreddamento dello schema di indicizzazione dei trattamenti pensionistici di più cospicuo importo. Si interviene, inoltre, sulle pensioni d’oro con riduzione dei trattamenti più elevati attraverso la previsione di un contributo di solidarietà temporaneo e progressivo per scaglioni di reddito. Una misura di equità sociale da cui abbiamo ricavato ulteriori risorse. Sono stati, quindi, quantificati, gli effetti dell’utilizzo in via prioritaria da parte delle Regioni delle risorse già stanziate nei programmi cofinanziati dai fondi strutturali di investimento europei per la realizzazione degli interventi di mitigazione dei rischi ambientali e idrogeologici. Si introducono, inoltre, misure per favorire la realizzazione del Piano straordinario di dismissioni immobiliari.

Sul lato delle entrate si prevede la revisione delle clausole di salvaguardia Iva per il 2020-2021 e l’istituzione di un’imposta sui servizi digitali gravante sui soggetti che nell’esercizio dell’attività d’impresa prestino tali servizi superando determinate soglie di ricavi. Vi sono, poi, l’abrogazione del credito d’imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap riconosciute in favore di soggetti passivi che impiegano lavoratori dipendenti a tempo determinato in alcune regioni, l’abrogazione del credito di imposta in favore di soggetti che compiono investimenti in beni strumentali nuovi, l’abrogazione dell’aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali, un pacchetto di misure che incrementa il prelievo nel settore dei giochi attraverso l’aumento del Preu applicabile agli apparecchi da divertimento e intrattenimento e la riduzione delle percentuali minime di payout. Si introduce, inoltre, dal primo gennaio 2019 l’imposta unica su concorsi, pronostici e scommesse. Per le amministrazioni centrali si prevede un rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019 ma limitato alle assunzioni derivanti dal turnover ordinario dell’anno precedente. Si è tenuto conto, inoltre, della stima di maggiori entrate contributive per 150milioni di euro, per ciascuno degli anni del triennio, in relazione alle quote di risorse stanziate per l’attribuzione del reddito di cittadinanza destinate all’assunzione di personale destinato a rafforzare le attività dei centri per l’impiego.

Sono state, altresì, inserite alcune riduzioni e programmazioni della spesa che non necessitano di modifiche. In particolare sì tratta di misure volte a definanziare le risorse del Fondo per favorire lo sviluppo del capitale immateriale, la competitività e la produttività di 75milioni di euro per l’anno 2019 e 25 milioni di euro per l’anno 2020. Programmata, inoltre, una rimodulazione delle disponibilità di cassa del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale per 800milioni di euro per l’anno 2019. Una rimodulazione che non pregiudicherà i progetti già avviati e vi è la disponibilità del Governo a intervenire in corso d’anno per recuperare risorse che dovessero rivelarsi necessarie. Vi è, poi, una rimodulazione delle risorse finanziarie per 600milioni di euro per l’anno 2019, prevedendo un incremento negli anni successivi di 200milioni di euro, dalle risorse destinate alle Ferrovie dello Stato per la realizzazione dei progetti previsti. Infine una rimodulazione con riduzione di 850milioni di euro per l’anno 2019, e un incremento progressivo per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024 di 150milioni di euro, della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie.

L’ammontare dei saldi così ridefiniti è dunque pari a 10miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242milioni nel 2020 e 15miliardi e 997 milioni nel 2021.

Approntato anche un piano di interventi straordinari per la messa in sicurezza delle infrastrutture viarie e la gestione dei rischi connessi al dissesto idrogeologico. Per questi interventi il Governo ha chiesto che venga applicata la flessibilità prevista dal Patto di stabilità e crescita in misura corrispondente a quasi lo 0,2% del Pil.

In seguito al crollo del ponte Morandi, che ha evidenziato la necessità di intraprendere un programma di manutenzione straordinaria, nel 2019 saranno dedicati a tal fine un miliardo e 200 milioni di euro.

Nel 2019 si useranno complessivamente risorse pari a 2miliardi e 600milioni. 3,7 miliardi nel 2020, oltre 4 miliardi e 200 milioni nel 2021 per un totale di 10miliardi e 500 milioni.

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