Manovra: ecco cosa succederà se Bruxelles la boccia

(Teleborsa) – Il monito dell’UE all’Italia è arrivato puntuale con una lettera, in cui si avverte Roma della possibilità che la Commissione Europea rigetti la Manovra, varata lunedì 15 ottobre dal Governo Conte.

Una missiva in qualche modo “obbligata” e “cautelativa”, dato che gli indicatori economici contenuti nella Nota di aggiornamento al DEF (deficit al 2,4% e PIL all’1,5%) sono molto divergenti dalle previsioni europee e dagli obiettivi fissati dal Patto di stabilità europeo.

Appare quindi sempre più probabile una bocciatura della finanziaria in sede europea, che in caso contrario darebbe spazio ad altri “sforamenti” del percorso di rientro sui Conti pubblici. Lo ha spiegato chiaramente il Presidente Jean Claude Juncker nei giorni scorsi, parlando di “reazioni virulente in altri paesi dell’Eurozona”.

Ma cosa succederà ora?

Il Governo italiano, ovviamente, darà conto delle sue “ragioni” ai tecnocrati di Bruxelles, che ad un certo punto dovranno decidere se accettare o meno lo sforamento. La scadenza per Bruxelles per esprimere una prima valutazione sarà il 30 novembre. Ma la decisione definitiva se mettere in mora Roma arriverà solo nella primavera 2019.

Entro quella data la Commissione europea avrà tre strade: accettare le motivazioni del governo italiano e dare il via libera alla manovra così com’è; accettare la manovra solo in parte e chiedere delle correzioni, che aprirebbe la strada ad una Manovra “correttiva” come ve ne sono già state in passato; bocciare integralmente la manovra con apertura di una procedura di infrazione.

Le conseguenze

La reazione più evidente e più imminente sarà quella dei mercati e dello Spread, una sorta di termometro della crisi che già ora anticipa la possibilità di una bocciatura. Il differenziale fra i rendimenti del BTP e del Bund si è già spinto attorno ai 320 punti e risulta ormai superiore di 200 al livello giudicato “normale” per il Belpaese.

Il passo successivo sarebbe un downgrade delle agenzie di rating, che complicherebbe ancor di più la situazione debitoria dell’Italia, dal momento che uno scivolone dei nostri titoli di Stato al livello “spazzatura” (Junk) comporterebbe l’immediata dismissione dei titoli italiani da parte della BCE e di tutte gli altri investitori istituzionali internazionali.

L’effetto combinato della crescita dello Spread e del downgrade delle agenzie di rating farebbe crescere gli interessi sul debito pagati dall’Italia, in qualche modo avvalorando l’ipotesi di insostenibilità di un quadro economico-finanziario italiano e soprattutto della sostenibilità dei conti pubblici con deficit al 2,4%. Il Ministro Savona ha già anticipato che “se ci sfugge lo Spread” la Manovra deve cambiare perché il costo potrebbe arrivare a quasi 22 miliardi. Un cane che si morde la coda.

Il settore bancario andrebbe nuovamente “fuori controllo” perché l’aumento dello Spread sino ad una certa soglia (400 punti) comporterebbe nuovi dolorosi aumenti di capitale per riportare in linea il CET1 ratio (parametro di adeguata patrimonializzazione).

Forse lo “spauracchio” delle sanzioni è l’ultimo problema, perché arriverebbe solo in primavera, quando la manovra sarà già stata approvata dal Parlamento ed effettiva a partire dal 1° gennaio 2019. Un elemento sicuramente da non trascurare dal momento che le sanzioni potrebbero arrivare alla cifra di 9 miliardi di euro (da 0,1 a 0,5 punti di PIL), ma certamente questo non è un valido deterrente dal momento che in passato si sono viste altre procedure d’infrazione svanire poi nel nulla.

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