Manovra, Cisl: “Debole sul lavoro. Manca visione strategica”

(Teleborsa) – “Il Paese si affaccia al 2021 senza una visione strategica, con una legge di bilancio debole e sfocata su lavoro e investimenti, politiche sociali e coesione, sanità, scuola e pubblica amministrazione incapace di assicurare sufficiente protezione alle persone esposte agli effetti della crisi e di rilanciare una strategia autenticamente anticiclica. Lacune gravi, generate da un metodo unilaterale, che ha mortificato il dialogo sociale nel processo di decisione”. È quanto sottolinea la Cisl in una nota sulla legge di bilancio.

Per il sindacato “bisogna subito mettere in campo misure integrative, se non altro per dare certezze a centinaia di migliaia di donne e uomini che, a legislazione invariata, dal primo aprile rischiano di perdere l’occupazione, con ripercussioni sociali ed economiche devastanti. Occorre valutare subito di prorogare la cassa covid a tutto il 2021, di estendere e prolungare le indennità rivolte al lavoro stagionale per l’intero anno, prorogare le scadenze della Naspi e di valutare una più graduale e sostenibile uscita dal blocco dei licenziamenti”. Rispetto al testo entrato in Parlamento la Cisl apprezza alcune modifiche che recepiscono le richieste del sindacato come la reintroduzione dell’assegno di ricollocazione per i percettori di Naspi, il potenziamento dei contratti di espansione e il nuovo istituto di sostegno al reddito per i lavoratori autonomi a partita Iva iscritti alla gestione separata, e le norme sulla stabilizzazione degli LSU. Tuttavia, sia per intensità che per qualità d’intervento, secondo il sindacato, “la Manovra non dà risposte sufficienti ad assicurare discontinuità rispetto al passato. Manca – prosegue la Cisl – una svolta sulle politiche occupazionali e non si intravede una strategia che faccia leva sulla ripartenza degli investimenti pubblici e privati. Le risorse vengono frammentate in una miriade di rivoli, secondo una logica di micro-bonus che non assicurano massa critica né sulle riforme di sistema né sugli immediati interventi di emergenza”.

Sul lavoro la Cisl critica “fortemente” l’indisponibilità del Governo ad allargare la platea delle indennità a categorie deboli ed esposte come braccianti agricoli, colf e badanti, somministrati, partite Iva e parasubordinati. “Per quanto riguarda gli ammortizzatori ordinari – si legge nella nota – non si indica la via di una rigenerazione su criteri di maggiore efficienza e universalità, per coinvolgere i lavoratori delle piccole e micro imprese”. Opportunità persa, sottolinea il sindacato, anche per dar forma a una nuova Naspi di 36 mesi senza decalage, strumento indispensabile, visti i duri anni che abbiamo di fronte. Viene, inoltre, definito “del tutto insufficiente” il fondo destinato alle politiche attive, “appena 500 milioni con cui – afferma la Cisl – non potremo certo costruire una solida infrastruttura che accompagni la persona lungo tutte le transizioni professionali, assicurando sostegno al reddito condizionato a un nuovo diritto/dovere alla formazione”. Sugli investimenti “di fatto si rimanda tutto a un piano ripartenza e resilienza che per ora è fatto solo di titoli – aggiunge la confederazione guidata da Annamaria Furlan –. Sotto il profilo dell’attività produttiva resta del tutto inadeguato lo sforzo su ricerca e innovazione e riallineamento delle competenze: di fronte alle grandi sfide della quarta rivoluzione industriale, della digitalizzazione e della transizione green si procede prevalentemente secondo una logica di trascinamento e di conferma dell’esistente senza una strategia di vero rilancio della politica industriale di gestione e soluzione delle tante crisi aziendali aperte che è l’esatto opposto di quello che serve al Paese”. Allo stesso modo “resta bloccato il piano di rilancio degli investimenti sulle infrastrutture materiali (viarie, ferroviarie, portuali, aeroportuali, reti digitali, messa in sicurezza del territorio) e sociali, si interviene poco sul rafforzamento del sistema sanitario, sulla scuola, e sulla pubblica amministrazione ostacolando sblocco delle assunzioni, stabilizzazione del precariato, digitalizzazione, risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Nulla sui temi della convergenza produttiva e sociale del Mezzogiorno, politiche sociali, sostegno alla disabilità e alla non autosufficienza. Grave anche la decisione – osserva il sindacato – di rimandare la partita decisiva della riforma fiscale, in un momento in cui la rimodulazione del carico a favore dei redditi medio-bassi da lavoro e pensione sarebbe stata una chiave strategica di equità sociale e ripartenza dei consumi”.

Secondo la Cisl è “un’occasione persa anche sulle politiche previdenziali: è mancata la capacità da un lato di promuovere un patto generazionale fondato su una maggiore flessibilità in uscita, e dall’altro di promuovere una terza età attiva e generativa rivalutando gli assegni pensionistici, rafforzando la quattordicesima mensilità per le realtà più deboli e incrementando il supporto alle disabilità e alla non autosufficienza, con una nuova legge quadro. In definitiva un’opportunità persa per avviare una profonda rigenerazione del nostro modello di protezione sociale, crescita e sviluppo. Ora si tratta di recuperare una visione strategica che solo una rinnovata stagione di dialogo sociale può garantire, concentrando le risorse nazionali ed europee e concertando per riprendere in mano la bussola di un percorso riformatore equo, stabile e sostenibile, proprio perché partecipato dalle parti sociali. Per affrontare la grave emergenza sanitaria, riteniamo – conclude il sindacato di via Po – opportuno un intervento legislativo per sostenere la campagna vaccinale contro il coronavirus, rendendo se necessario obbligatorio l’uso di uno strumento così decisivo che la scienza ha messo a punto per il superamento della pandemia”.

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