Manovra, Bruxelles scrive ancora all’Italia: chiarimenti sul debito entro il 13 novembre

"Misure incompatibili con il debito così elevato", scrive la Commissione

(Teleborsa) Ancora un giorno difficile per il governo gialloverde che punta a presentare la manovra oggi in Parlamento. Da una parte, infatti, bisogna fare i conti con un debito che pesa quanto un macigno, dall’altro c’è la questione della crescita. Neanche in tempo, infatti, di tirare un mezzo sospiro di sollievo guardando ai mercati che a inizio settimana erano sembrati più clementi, che arrivano gli ultimi dati Istat a farci ripiombare in un quadro che definire preoccupante è usare un eufemismo.

PIL FERMO NEL TERZO TRIMESTRE, ECONOMIA STAGNANTE – La fotografia scattata dall’Istat, infatti, è quella poco incoraggiante di un Paese che dopo tre anni smette di crescere e rende più difficile, se non impossibile,  secondo gli analisti, immaginare di centrare gli obiettivi di finanza pubblica che fissano il Pil nel 2018 all’1,2 e nel 2019 lo fanno salire all’1,5%. Non per il governo, però, che va avanti. 

PIL, DI MAIO: “E’ COLPA DEL PD” “È bene che tutti sappiate che il risultato del 2018 dipende dalla manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito Democratico. Tutti sanno che la nostra Manovra deve ancora essere approvata e non può aver avuto nessun effetto sul rallentamento in atto”. Lo scrive su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. “Con la Manovra del popolo vedrete – ha aggiunto – che non solo il Pil si riprenderà, ma anche la felicità degli italiani”.

Arriva anche il commento del premier Conte dall’India sui dati Istat che  un’economia ferma: “Lo avevamo previsto, proprio per questo faremo una manovra espansiva”. Conte esclude anche una revisione al ribasso del deficit/Pil: “Non rivediamo alcunché, il 2,4% è quello, è una manovra che non abbiamo improvvisato, ma abbiamo detto che è un tetto massimo, non intendiamo superare il 2,4%”.

Al netto delle polemiche, però la “vulnerabilità cruciale” per la commissione Europea resta il debito italiano, che rende le scelte espansive dell’esecutivo giallo-verde “incompatibili” con il rispetto delle regole Ue. E, in particolare. ipotecano “spese più produttive a beneficio dei suoi cittadini”. Oltre, ovviamente, a essere “fonte di preoccupazione” per tutta la zona euro. Roma dunque ha due settimane di tempo per rispondere e fornire spiegazioni sulle ragioni della propria strategia. 

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