Manovra 2020, le nuove tasse che bloccano le assunzioni

Dopo l'approvazione della sugar e plastic tax colossi come Coca Cola Italia e San Pellegrino corrono ai ripari

L’introduzione di nuove tasse è sempre motivo di dibattito e discussione, sia a livello politico che economico – sociale. Le domande che conseguono ad una decisione del genere sono – quasi sempre – le stesse, ovvero: quale impatto avranno sull’economia del Paese? La produzione, nonché i consumi, ne risentiranno? E l’occupazione?

Concentrandosi principalmente sulla sugar tax e la plastic tax, che già negli scorsi mesi hanno alimentato le lamentele e le paure di molti imprenditori, Assobibe (l’Associazione italiana industria bevande analcoliche aderente a Confindustria) ha provato a quantificare l‘impatto che queste due tasse – approvate con la Manovra 2020 – avranno sulle imprese operanti settore.

L’introduzione della plastic tax, stando a quanto è stato accertato, farà registrare un aumento del 60% del costo di approvvigionamento della plastica, mettendo a rischio 1.500 lavoratori della filiera a monte. Con la sugar tax, invece, i produttori di bibite zuccherate (aranciate, spume, chinotti etc.) dovranno versare più 568 milioni di nuove entrate nei prossimi due anni.

Non c’è da meravigliarsi dunque se diverse aziende, ad oggi, hanno dichiarato di essere molto preoccupate da queste nuove imposte. Molti, per esempio, saranno colpiti dalla doppia imposizione, e considerando la mole di denaro che c’è in gioco (ovvero le maggiori uscite con cui molte realtà imprenditoriali saranno costrette a fare i conti), il fatto che diversi colossi della produzione industriale in Italia abbiano deciso di correre ai ripari non può che essere considerata una naturale conseguenza.

Coca Cola Italia ha già annunciato di stare studiando un piano di intervento volto ad ammortizzare i costi della doppia imposizione. L’approvazione della sugar tax e della plastic tax, così come modificate dagli ultimi interventi governativi, comporterà uscite maggiori per 160 milioni di euro per l’azienda. Le soluzioni al vaglio, al momento, prevedono un aumento dei prezzi delle bibite (tra il 15% e il 20%) e un blocco degli investimenti nel nostro Paese per il prossimo anno, nonché lo stop delle prossime assunzioni. Molti degli stabilimenti già in crisi, come quello di di Marcianise (in Campania), rischiano addirittura di essere chiusi. Per tagliare i costi e recuperare le risorse necessarie per far fronte alle nuove imposte, inoltre, l’azienda potrebbe rinunciare all’acquisto delle arance di Sicilia per la produzione delle bibite di marchio Fanta, rivolgendosi di conseguenza a produttori esteri.

La plastic tax preoccupa anche il Gruppo San Pellegrino, già pronto a bloccare gli investimenti in Italia e a rivedere l’organizzazione dei propri stabilimenti. L’azienda ha stimato un calo della produzione pari al 7% per quanto riguarda l’acqua minerale e del 14% per quanto riguarda le bibite. Questo vuol dire che, per quanto si sforzerà a non tagliare posti di lavoro, le minori entrate potrebbero avere un effetto negativo sui livelli di occupazione fino ad ora assicurati.

Diversa, invece, è stata la risposta di Ferrarelle. L’azienda, infatti, si è detta pronta a cogliere una nuova sfida: quella di puntare ad una produzione ecosostenibile. Da qui l’idea di realizzare bottiglie che per il 50% risulteranno essere composte di materiale riciclato, per salvaguardare l’ambiente ed anche i bilanci aziendali.

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