Mafie, De Lise: “Aziende confiscate, ruolo commercialisti fondamentale”

(Teleborsa) – “Il tema delle aziende confiscate e sequestrate alla criminalità organizzata è strategico per i commercialisti, che vogliono sentirsi sempre più centrali nel contesto economico e sociale italiano: non più semplici contabili, ma professionisti impegnati per il bene del Paese. In Italia lavorano migliaia di giovani commercialisti, uomini e donne che, soprattutto in questa fase di pandemia, vogliono mostrare all’opinione pubblica come questa categoria sia favorevole a principi di legalità, vicina alle istituzioni e ai contribuenti e fondamentale per arginare l’avanzata della criminalità organizzata. Ci sentiamo sentinelle di legalità, lavoriamo con lo Stato e per lo Stato a tutela dei patrimoni”. È quanto ha affermato Matteo De Lise, presidente Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, nel corso del convegno “Uniti per la legalità”, che si è tenuto presso la tenuta agricola Suvignano Monteroni D’Arbia (Siena).

Una giornata di lavoro dedicata al tema del recupero e del riutilizzo sociale delle imprese confiscate alle organizzazioni criminali, tra prospettive di sostenibilità e casi concreti, come quello di Suvignano. L’evento è stato organizzato da Unione e Fondazione Centro Studi Ungdcec, con il patrocinio di Comune di Monteroni D’Arbia e Comune di Murlo. Nel corso della giornata De Lise ha consegnato all’Azienda Agricola Suvignano e al Cavaliere del Lavoro Giuseppe Condorelli, imprenditore siciliano che nel 2019 denunciò un tentativo di estorsione, il premio “Uniti per la legalità”, alla sua prima edizione.


“Essere a Suvignano – ha evidenziato Francesco Puccio, presidente Fondazione Centro Studi Ungdcec – è un’esperienza emozionante e appagante per chi come noi si occupa quotidianamente di attività concorsuali e giudiziarie. La nostra idea è qualificarci come Centro studi anche in questo segmento, lavorando insieme agli studi professionali e agli osservatori. L’obiettivo comune deve essere quello di mettere in piedi adeguate misure di contrasto alla criminalità organizzata”.

“I commercialisti – ha sottolineato Giovanni Mottura, amministratore unico Azienda Agricola Suvignano – devono raccogliere le istanze del tessuto produttivo e metterle a fattor comune con ciò che le istituzioni intendono realizzare, in un contesto di piena legalità. Suvignano può essere un esempio, qui la situazione era molto delicata, come d’altronde è oggi in molte aziende italiane. Dalla confisca del 2007 siamo riusciti a farne un luogo virtuoso e una realtà produttiva”.

“Oggi mettiamo in luce come, con organizzazione e capacità, è possibile sottrarre alle mafie beni di grande rilevanza – ha dichiarato Condorelli –. Ritengo di aver fatto la cosa giusta, mi auguro che altri seguano il mio esempio. Lavorare in un territorio come quello siciliano non è facile, la paura c’è ma abbiamo scelto la via del bene per il futuro dei figli e per salvaguardare l’azienda e i posti di lavoro”.

“A Suvignano con capacità tecniche, visione d’impresa ed esperienza sul campo – ha detto Enrico Lombardo, componente Giunta Ungdcec e delegato in materia Diritto Penale dell’Economia – è stato raggiunto un obiettivo fondamentale: la collaborazione tra diverse istituzioni e amministrazioni per dire a tutti che le soluzioni esistono sempre. Bisogna però avere la capacità di rischiare in un settore non semplice, nel quale bisogna affrontare i problemi in maniera concreta”.

“Esperienza importante in un posto magnifico – ha affermato Alessandra Dolci, procuratore aggiunto a capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano –. È l’esempio di come, con l’impegno di tutti e le sinergie istituzionali e non, si riesca a piantare la bandiera dello Stato in un bene che prima era mafioso”.

“La tenuta di Suvignano – ha commentato il magistrato Catello Maresca – è la dimostrazione che la lotta alle mafie non ha confini e che, se condotta con determinazione, passione e strategia, si può vincere. Nel recupero dei beni confiscati esistono buone prassi ed esempi virtuosi, ma c’è ancora tanta strada da percorrere”.

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