Made in Italy, cooperative e sovranità alimentare: innovazione e sostenibilità parole chiave

(Teleborsa) – Le cooperative agroalimentari vogliono dare il proprio contributo concreto al percorso verso la sovranità alimentare del nostro paese, che passa attraverso le filiere e la tutela della biodiversità, e continuare a produrre cibo made in Italy impiegando materia prima che per il 90% proviene dai propri soci o dal territorio in cui operano. Gli agricoltori e i pescatori non sono per noi dei semplici fornitori, sono i proprietari dei percorsi di trasformazione e valorizzazione del prodotto alimentare. Il messaggio arriva dall’Assemblea di Legacoop Agroalimentare, che rappresenta oltre 1.400 cooperative -con un valore della produzione 2021 di oltre 10 miliardi di euro, più di 26mila occupati e oltre 191mila soci- alcune delle quali esprimono eccellenze imprenditoriali di valore nazionale, per fare il punto sulla situazione delle cooperative associate in un confronto volto a confermare e rafforzare le relazioni con i soggetti della filiera agroitticoalimentare “integrata” del mondo Legacoop, che coinvolge anche le attività di trasporto merci, distribuzione commerciale e ristorazione.

Chiediamo perciò di incentivare l’integrazione tra le cooperative per essere più forti ed impedire che multinazionali estere e fondi di investimento diventino dominanti nel settore. Come ulteriore passo per la difesa delle nostre eccellenze agroalimentari crediamo, inoltre, che la timida introduzione del principio di reciprocità nelle importazioni a livello europeo vada estesa e resa vincolante per l’accesso al nostro ricco mercato. Un elemento da collocare nel quadro complessivo di un’interlocuzione con l’Unione Europea in grado di presidiare gli interessi nazionali, a partire da un impegno, che coinvolga le associazioni del settore, per riallocare ed allungare le scadenze dei fondi del PNRR e far sì che rappresenti una reale occasione di rilancio per l’Italia”.

“Ipotizzando che il covid sia finalmente un evento del passato -ha sottolineato il Presidente Cristian Maretti- malgrado le enormi difficoltà ed i maggiori costi, nel 2021 si è riusciti ad aumentare il fatturato e a reggere l’impatto della pandemia dal punto di vista sociale. L’incremento dei costi energetici e degli altri materiali indispensabili alla produzione hanno invece colpito duramente le cooperative ed i loro soci, in particolare quelle filiere che non sono riuscite a farsi riconoscere aumenti dai clienti o dalle stazioni appaltanti. Solo gli interventi pubblici predisposti come aiuto emergenziale permetteranno di presentare bilanci 2022 non disastrosi. Per alcune filiere e per alcune imprese questi aiuti sono stati però insufficienti e sarà nostro compito di rappresentanza cooperativa insistere per avere nuove risorse ed efficaci strumenti per evitare che costi annuali straordinari debbano inevitabilmente riverberarsi sui bilanci o sulle liquidazioni ai soci”.

Il sostegno economico, da solo, però non è sufficiente. “Al Ministro Lollobrigida -ha affermato il Presidente di Legacoop Agroalimentare- chiediamo di riappropriarsi di un ruolo paritario con altri ministeri che incidono sul nostro settore, per esempio Ambiente e Salute, e di svolgere un ruolo trainante verso quello del Mare. È una richiesta che investe numerosi dossier: dalla pianificazione dello spazio marino, con una consultazione pubblica chiusa e di cui non conosciamo gli esiti, al dossier energia, che incrocia la necessità di difendere le attività di pesca, anche quelle dello strascico, da file lunghissime di pale eoliche off shore delle numerose centrali eoliche in via di autorizzazione e da nuove ricerche ed estrazione di gas. La richiesta investe le energie rinnovabili di origine agricola, a partire dal biogas e dal biometano, nonché l’agrisolare e le ragioni che hanno impedito lo sviluppo pieno del bando relativo del PNRR”.

Dall’Assemblea è inoltre venuta una sottolineatura dell’importanza della sostenibilità. “La cooperazione -ha evidenziato Maretti- è sempre stata dalla parte della sostenibilità molto prima della Farm to fork, i cui target sono ambiziosi ma non certo ‘a costo zero’ per la nostra agricoltura e potrebbero portare ad una riduzione della produzione agricola dell’Ue compresa tra il 10 e il 15% rispetto ai livelli attuali. Occorre prendersi cura delle colture in campo e degli animali in allevamento, altrimenti si manifesteranno i rischi di approvvigionamento alimentare anche per il continente europeo. La sicurezza alimentare dal punto di vista quantitativo non deve essere data per scontata”.

Altro tema centrale è quello dell’innovazione. “C’è bisogno di innovazione e di fare aggregazione -ha detto il Presidente- di costruire una filiera sempre più solida. Innovazione, tecnologia e ricerca giocano un ruolo determinante per migliorare le coltivazioni da un punto di vista quantitativo. Abbiamo le nostre radici nella tradizione, ma dobbiamo guardare all’innovazione come unica via per il futuro del cibo made in Italy. Occorre mettere a disposizione quegli strumenti che servono per accompagnare gli agricoltori verso il cambiamento; occorre ricerca per ridurre i prodotti fitosanitari e antibiotici e sostituirli con altri altrettanto efficaci, accessibili e sostenibili. Riuscire a produrre, a garantire materia prima di qualità per i nostri allevamenti, è determinante per evitare che il consumatore italiano ed europeo si trovi nel piatto proteine animali generate in bioreattori senza aver capito bene i limiti di sostenibilità ambientale e sulla salute. Siamo fiduciosi che con le giuste alleanze in Europa si potranno raggiungere questi risultati così come è stato fatto per il nutriscore e la promozione di vino e carni rosse.

Nel corso dell’Assemblea sono stati presentati per la prima volta i dati, elaborati dall’AreaStudi Legacoop, relativi alla consistenza della filiera agroitticoalimentare Legacoop “integrata”, che vede presenti, oltre a quelle del settore agroalimentare in senso stretto, le cooperative di settori nella cui attività si articola la filiera “dal campo alla tavola”: trasporto merci, distribuzione commerciale e ristorazione. Una realtà imprenditoriale che realizza un valore della produzione di 37 miliardi e 521 milioni di Euro con 184.616 occupati e 6,6 milioni di soci.

L’analisi dell’AreaStudi Legacoop si è inoltre concentrata su aspetti specifici del settore agroalimentare in senso stretto, a partire dall’andamento della domanda del comparto. Dopo un 2021 di forte ripresa rispetto al calo registrato nell’anno precedente, nel 2022 si delinea un’inversione di tendenza. Come risulta dalle rilevazioni congiunturali effettuate, nel secondo quadrimestre dell’anno in corso la domanda risulta stazionaria per il 62% delle cooperative (contro il 68% del primo quadrimestre), e cresce di 4 punti la percentuale di chi registra una domanda negativa (dal 16% al 20%). Da registrare, comunque, che le attese sono lievemente igliore per l’ultimo quadrimestre dell’anno, nel quale le previsioni di crescita della domanda si attestano al 23% (dal 18% del secondo), mentre quelle di diminuzione scendono dal 20% al 14%.

Da segnalare, sul fronte del lavoro, che le retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori a tempo pieno sono sensibilmente superiori nelle cooperative aderenti a Legacoop Agroalimentare rispetto a quanto registrato in quelle non associate.

L’analisi realizzata da AreaStudi Legacoop mette infine in rilievo alcuni dati qualitativi interessanti relativi ad iniziative messe in campo dalle cooperative del comparto agroitticoalimentare negli ultimi tre anni: Il 52% delle cooperative ha attivato progetti di economia circolare; Il 49% ha avviato processi di digitalizzazione dell’attività produttiva, nell’ultimo triennio; il 57% ha attivato iniziative per l’efficientamento ed il risparmio energetico: il 44% si è dotato di impianti di produzione di energia rinnovabile