L’UPB alza le stime sull’economia italiana

(Teleborsa) – Nella seconda metà dell’anno la ripresa dell’economia italiana accelererà più di quanto stimato in precedenza.

A dirlo è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) che spiega come “in un quadro internazionale contrassegnato da un consolidamento dell’espansione economica, anche in Italia la ripresa tende a rafforzarsi”. Per questo nella Nota congiunturale di ottobre, l’organismo di vigilanza sulla finanza pubblica ha deciso di aggiornare le sue previsioni ipotizzando, per la seconda metà dell’anno, un’evoluzione migliore rispetto alle precedenti stime.

Le favorevoli indicazioni provenienti dalle informazioni congiunturali conducono a prevedere una crescita più robusta nel terzo trimestre dell’anno, seguita da una leggera decelerazione nell’ultima parte del 2017, si legge nella Nota.

Secondo l’UPB il PIL potrebbe aver registrato un aumento in termini congiunturali di circa lo 0,5% nel terzo trimestre 2017 e subire un rallentamento al +0,3% nel quarto trimestre. Il tasso di incremento tendenziale si collocherebbe a circa l’1,8% nel terzo trimestre e all’1,7% negli ultimi tre mesi dell’anno e porterebbe a una crescita reale del PIL 2017 (sia destagionalizzato che “grezzo”) pari all’1,5%. 

A trainare la ripresa è principalmente la domanda interna: tengono i consumi, recuperano gli investimenti, spiega l’Ufficio parlamentare, secondo il quale ulteriori indicazioni positive giungono dall’indicatore UPB di incertezza, che nella media luglio-settembre si è stabilizzato sui bassi valori medi del secondo trimestre, prossimi a quelli registrati negli anni precedenti la crisi del 2008-2009.

Bene anche il mercato del lavoro, con l’occupazione che si riporta sui livelli pre-crisi, grazie alla spinta della componente a termine.

Chi stenta a ripartire è sempre l’inflazione. Ai bassi impulsi sui prezzi si affiancano attese inflazionistiche di famiglie e imprese che appaiono solo in moderato rialzo, spiega l’UPB.

La Nota dedica un focus alle divergenze tra le condizioni monetarie dei Paesi euro nel corso della crisi. Le condizioni monetarie vengono misurate in ciascuna economia dalla differenza (real interest rate gap) tra il tasso di interesse reale effettivamente osservato e il cd. tasso di interesse naturale, ovvero il tasso di interesse che mette in equilibrio domanda e offerta di fondi. Differenza che fornisce una misura della stance della politica monetaria: un valore positivo segnalerebbe un’impostazione restrittiva, uno negativo indicherebbe un approccio espansivo.

“Considerando le quattro principali economie della zona euro, le stime mostrano a partire dal 2011 una sensibile divergenza del real interest rate gap. In particolare, in Italia tale indicatore è divenuto positivo ed è cresciuto fino al 2014, indicando un restringimento delle condizioni monetarie che hanno contribuito a deprimerne il ciclo economico. Solo dal 2015 (con il quantitative easing della BCE), il real interest rate gap risulta in Italia in via di riassorbimento. Le differenze tra le condizioni monetarie nell’area euro appaiono quindi in via di ridimensionamento, ma sono tutt’altro che annullate, il che rappresenta un fattore rilevante che presumibilmente entrerà nella valutazione sulle decisioni di politica monetaria della BCE”, rileva l’UPB.

L’UPB alza le stime sull’economia italiana