L’Istat dipinge un quadro disastroso del lavoro. Welfare fra i peggiori in UE

La disuguaglianza sociale è cresciuta e l'indice sulle disuguaglianze di reddito è aumentato

(Teleborsa) – E’ un quadro disastroso quello del mercato del lavoro, tracciato dall’Istat nel suo rapporto annuale, in cui si rileva che il sistema di welfare in Italia è fra i peggiori d’Europa: la disuguaglianza sociale è cresciuta e l’indice di Gini sulle disuguaglianze di reddito è aumentato da 0,40 a 0,51 fra il 1990 e il 2010. Le disuguaglianze – si sottolinea – derivano da vari fattori (età, titolo di studio, contratti), ma quelle di genere (uomo-donna) sono la discriminante principale.

Resta altissimo anche il rischio povertà: nel 2015 non è diminuita e resta elevatissima soprattutto al Sud.  L’indice di grave deprivazione sociale resta fermo all’11,5%, mentre resta alto anche il disagio economico, che caratterizza le famiglie che hanno a capo una persona che non lavora o è in part-time.

Cresce la popolazione dei NEET: nel 2015 i più di 2,3 milioni di giovani under ’30 non erano occupati e non studiavano, in forte aumento rispetto al 2008, ma in leggero calo (-2,7%) rispetto al 2014.

Quel che è peggio è che la laurea non aiuta più a trovare un lavoro: il tasso di occupazione di un laureato trentenne è crollato in dieci anni (dal 79,5% del 2005 al 73,7% del 2015). L’istruzione però si conferma “paracadute” nei tempi di crisi: il calo del tasso di occupazione è stato meno sensibile per i laureati è più forte per chi ha al massimo la licenzia media o un diploma, mentre cresce la percentuale di “sovraistruiti”, ovvero i lavoratori che svolgono una professione per cui e’ richiesto un titolo di studio inferiore (dal 18,9% al 23,5%).

Cresce l’occupazione, grazie anche al Job Act ed alle norme sulla decontribuzione: nel 2015 l’occupazione è aumentata di 186 mila unità (+0,8%) a 22,5 milioni, anche se la crescita resta disomogenea e penalizza il Mezzogiorno. Una particolarità emerge dal rapporto: gli imprenditori di giovane età assumono di più rispetto a quelli anziani. IN ogni caso, l’Istat sottolinea che il contratto a tutele crescenti “ha svolto un ruolo importante, almeno nella percezione delle imprese, nell’accompagnare la fase di ripresa della domanda di lavoro nel 2015”. I dati Inps sul primo trimestre 2016, tuttavia, hanno fatto segnare un nuovo rallentamento dell’occupazione al calare degli incentivi.

Per chi lavora, la condizione di precario è divenuta una costante: cresce il numero dei dipendenti a termine (+105 mila) anche se cala quello dei collaboratori (-29 mila). L’epoca del posto fisso è tramontata, soprattutto fra i giovani: “il percorso più tradizionale, in cui alla fine degli studi segue un lavoro permanente, è stato via via sostituito dall’ingresso con lavori a termine”, sottolinea l’Istat.

Anche la cosiddetta staffetta generazionale tra giovani e anziani non è facilmente realizzabile, anche per effetto della differenza della tipologia di lavoro: i giovani entrano soprattutto nei servizi privati (perlopiù commercio, alberghi e ristoranti e servizi alle imprese), mentre le uscite in altri settori non sono rimpiazzate dalle entrate.

Note dolenti arrivano anche sul tema pensioni, dato che la spesa pensionistica resta elevata al 17,2% del PIL nonostante il rallentamento registrato negli ultimi anni: se nel 1984 superava del 77,5% quella sostenuta nel 1975, nei decenni successivi il ritmo di crescita ha subito una netta decelerazione con un +10,5% nel 2014 sul 2005. Secondo l’Istituto di statistica “gli interventi normativi varati a partire dagli anni Novanta non sono riusciti a interrompere la crescita”. I nuovi pensionati ricevono prestazioni più alte, in conseguenza di carriere lavorative e contributive più lunghe e regolari, ma anche perché il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo non ha ancora dispiegato effetti diffusi.

Leggi anche:
Financial Times: per diventare miliardari non serve la laurea
Jobs act, che flop: meno assunti e più voucher nel primo trimestre
Le crisi si nutrono di diseguaglianza. Finché c’è alta disparità tra i redditi il sistema è a rischio
Pensioni, gli aberranti redditi dei commercianti. Mentre il welfare se ne va a rane

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

L’Istat dipinge un quadro disastroso del lavoro. Welfare fra i p...