L’ISTAT rivede al ribasso PIL del 1° trimestre a +0,1%

(Teleborsa) – Rivista al ribasso la crescita dell’Italia nel 1° trimestre che si attesta a +0,1% anziché allo 0,2% indicato nella stima preliminare diffusa a fine aprile. Lo ha comunicato l’ISTAT che ha pubblicato oggi il dato finale sulla crescita dell’economia.

Nel primo trimestre del 2019 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,1% nei confronti del primo trimestre del 2018. La stima della variazione tendenziale diffusa ad aprile era +0,1%.

Il primo trimestre del 2019 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e due in meno rispetto al primo trimestre del 2018. La variazione acquisita per il 2019 risulta nulla.

Dal lato della domanda interna, vi è stato un lieve apporto positivo sia dei consumi (+0,2%), sia degli investimenti (+0,6%), in particolare per la componente delle costruzioni, più che compensato da quello negativo delle scorte. L’ampio contributo positivo della domanda estera netta è da attribuire soprattutto al marcato calo delle importazioni, a fronte di un limitato incremento delle esportazioni: le esportazioni sono cresciute dello 0,2%, mentre le importazioni sono diminuite dell’1,5%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per +0,2 punti percentuali alla crescita del PIL: +0,1 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), +0,1 punti gli investimenti fissi lordi e un contributo nullo la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). L’apporto della domanda estera netta è risultato positivo per 0,5 punti percentuali. Per contro, la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil per 0,6 punti percentuali.

Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria, cresciute rispettivamente del 2,9% e dello 0,9%, mentre il valore aggiunto dei servizi è diminuito dello 0,2%.

L’input di lavoro è cresciuto a un ritmo superiore a quello dell’attività: le ore lavorate sono aumentate dello 0,7% e le unità di lavoro dello 0,4%.

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