L’inefficienza nei trasporti brucia 42 miliardi. Confcommercio “serve una strategia”

L’inefficienza nei trasporti e nella logistica, l’assenza di un piano di programmazione nazionale e la mancanza di infrastrutture costano all’Italia 42 miliardi di valore aggiunto perduto, il 2,8% in più dei livelli del 2014. Lo afferma l’Ufficio studi Confcommercio nella “Nota sui problemi e le prospettive dei trasporti e della logistica in Italia”, realizzata in collaborazione con Isfort e presentata oggi a Cernobbio. 

Il rapporto quantifica il “gap” rispetto ad un indicatore di efficienza della Banca mondiale, il Logistic Performance Index, segnalando che un allineamento ai livelli della Germania comporterebbe una crescita dell’indice italiano del 12%, corrispondente ad un aumento del valore aggiunto di 42 miliardi o del 2,8%, mentre un aumento del 10% dell’indice corrisponderebbe al 2% in più di valore aggiunto. Se, più realisticamente, lo sviluppo del Logistic Performance Index procedesse a tassi spagnoli, comunque ben più dinamici dei nostri, il PIL italiano potrebbe contare su 35 miliardi di euro aggiuntivi nel periodo 2015-2020.

Dal rapporto emerge che sono principalmente tre i fattori che allontanano l’Italia dagli standard delle altre grandi economie industrializzate d’Europa: inadeguatezza infrastrutturale, scarsa accessibilità del materiale (rapidamente ed a costi accessibili) e delle risorse digitali, latitanza di un’efficace politica della logistica. E questo senza considerare gli svantaggi fiscali, che spesso penalizzano gli autotrasportatori italiani più di altri Paesi europei.

Lo studio parte da un assunto che per Confcommercio è amaro quanto disarmante: in Italia la logistica non è mai stata considerata come settore produttivo in sé. “Nella nostra tradizione culturale – si sottolinea – ha sempre contato, e ancora conta, di più produrre: tanto poi (si pensa) in un modo o nell’altro le merci arriveranno dove devono arrivare, anche perché non di rado sono gli stessi clienti a farsi carico del trasporto acquistando i prodotti franco fabbrica”.
 
Di qui, la necessità di avere una strategia nazionale. Secondo Confcommercio, “non si può continuare a dormire sugli allori: la posizione strategica dell’Italia conta pressoché zero senza un orizzonte strategico in grado di sfruttare il vantaggio competitivo.

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