L’imprenditoria genovese reclama la Gronda

(Teleborsa) – Genova si appresta a vivere il tragico anniversario del crollo del ponte Morandi, avvenuto alla vigilia di ferragosto di un anno fa, che ha causato 43 vittime, cancellato l’identità di interi quartieri sottostanti quella infrastruttura e soprattutto aperto una ferita profonda nella città e nel territorio, provocando un dissesto logistico permanente al tessuto economico e industriale.

Mentre ci si prepara al giorno del ricordo e si lavora alla costruzione del ponte progettato da Renzo Piano, il mondo imprenditoriale genovese tuona letteralmente all’idea di non vedere aperti i cantieri della Gronda autostradale del Ponente genovese. La crociata è partita nel gennaio scorso con la pubblicazione di un manifesto a sostegno dell’opera, il cui blocco, ribadito dal ministro Toninelli, cifre alla mano penalizza i diversi comparti produttivi.

Se il turismo regge, ma solo per il movimento dei passeggeri delle crociere (oltre il 50% in più nel primo semestre dell’anno) e dell’aeroporto (+ 4.7%), mentre sono in flessione le presenze nelle strutture ricettive (circa il 7% in meno), il dato più preoccupante è quello relativo ai traffici portuali, in diminuzione del 3.7%. La mancanza di una infrastruttura logistica che consenta di aggirare la città di Genova, liberando le arterie dal traffico pesante e minimizzando l’impatto sul tessuto urbano, frena ogni possibilità di ripresa e capacità di attrarre investimenti sul fronte della logistica.

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