Licenziamenti e Appalti dividono maggioranza e parti sociali

(Teleborsa) – E’ di nuovo alta tensione fra governo e parti sociali e all’interno dello stesso esecutivo, per alcune norme inserite nel decreto Sostegni bis o facenti parte delle riforme che il Premier Draghi si è ripromesso di attuare. L’ultima in ordine di tempo la polemica sul blocco dei licenziamenti, ma anche la riforma del codice degli appalti ha fatto molto discutere.

Si profila dunque una nuova “cabina di regia della maggioranza”, che Draghi potrebbe convocare per mercoledì, al rientro dal vertice europeo. Uno strumento già collaudato per ricomporre la maggioranza eterogenea e divisa sugli ultimi provvedimenti e che servirà anche per spianare la strada al dibattito sulle riforme, che dovranno accompagnare il Recovery Plan.

Lo slittamento del blocco dei licenziamenti a fine agosto, in arrivo con il Sostegni Bis, è stato pesantemente contestato da Confindustria, che ha accusato il Ministro del Lavoro Andrea Orlando di non aver consultato le associazioni sulla proposta di proroga. Un “colpo basso” ed un “errore” lo ha definito l’associazione datoriale, unitariamente e tramite le sue articolazioni territoriali. E per tutta risposta Orlando si è schermito ed ha parlato di provvedimento approvato “all’unanimità” dal Consiglio dei Ministri e discusso già in pre-Consiglio e inviato al MEF.

Se sui licenziamenti non è ancora arrivato alcun commento dalle forze di maggioranza, il dibattito è stato piuttosto animato nei giorni scorsi sul nuovo codice degli Appalti. Al libertarismo del centro-destra si è contrapposta la richiesta di stop del duo Pd-Leu, più sensibili alle critiche giunte dai sindacati che hanno accusato il governo di un ritorno al passato, per la decisione di far saltare i limiti ai subappalti e di ripristinare la regola del massimo ribasso.

Un’arena piuttosto animata che si prepara a scontri più aspri e frequenti con il dibattito che verrà sulle riforme da attuare, non ultima quella che riguarda il fisco e che ha già visto Draghi stoppare la proposta di Letta di una tassa sui più ricchi per finanziare misure a favore dei giovani.

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