Libri, ISTAT: “Nel 2020 perdita consistente per 9 editori su 10”

(Teleborsa) – Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti. Di questi, due terzi sono novità (58,4%) e nuove edizioni (8,5%). Il 40% della popolazione di 6 anni e più legge almeno un libro all’anno. Il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri on line. Nove editori su dieci avevano previsto per il 2020 una perdita consistente del proprio fatturato rispetto all’anno precedente. Questo il quadro che emerge dal report dell’Istat Produzione e lettura di libri in Italia.

Nel 2019, nella produzione di libri in Italia sono 1.706 le imprese e le istituzioni che svolgono come principale la pubblicazione di libri. Il 53% (considerando il volume complessivo della produzione editoriale in termini di quantità di copie stampate nell’anno di riferimento) di queste sono definibili “micro-editori” (hanno stampato non più di 5mila copie), il 38,1% piccoli editori (tiratura massima di 100mila copie), il 6,8% medi editori (tiratura non superiore a un milione di copie), il 2,1% grandi editori (hanno pubblicato titoli per una tiratura superiore a un milione di copie) . I “grandi” e “medi” editori insieme realizzano oltre la metà (il 59,1%) della produzione in termini di titoli e il 91,3% della tiratura. Accanto agli operatori di maggiori dimensioni, l’ampia e variegata platea di piccoli e micro-editori, in buona parte imprese e istituzioni che svolgono edizione di libri come attività principale, contribuisce per il 40,9% all’offerta dei titoli pubblicati e per quasi un decimo del mercato (8,7%) in termini di tiratura. In media, se i micro e i piccoli editori hanno pubblicato rispettivamente 8 e 43 titoli all’anno, i medi editori hanno prodotto 208 opere librarie e le grandi case editrici ben 771. In base al valore economico della produzione libraria sul mercato, la differenza dimensionale tra le diverse tipologie di editori appare ancora più accentuata: i grandi editori contribuiscono per il 63,3% al valore totale della produzione libraria, i medi per il 30,1%, i piccoli e i micro per il rimanente 6,6%. Oltre il 50,0% degli editori attivi ha sede nel Nord del Paese (31,3% nel Nord-ovest e 18,8% nel Nord-est), il 28,7% al Centro e il 21,2% nel Mezzogiorno (14,7% al Sud e 6,5% nelle Isole). Il maggior numero di editori attivi risiede in Lombardia e nel Lazio (20,6% e 16,8%): due regioni che insieme ospitano il 60,0% dei grandi operatori, il 64,7% dei medi, il 38,6% dei piccoli e un circa un terzo dei micro editori. In particolare, a Milano e Roma si concentrano circa un quarto degli editori attivi.

La lettura – rileva l’Istat – è stata un’attività fondamentale nella Fase 1 della pandemia di Covid-19. Durante la prima Fase dell’emergenza indotta dalla pandemia di Covid-19 la lettura ha accompagnato le giornate di più di 6 persone su 10 (62,6%), rappresentando la terza attività del tempo libero maggiormente svolta dopo la TV-Radio (93,6%) e i contatti telefonici/videochiamate con parenti ed amici (74,9%). In particolare, la lettura di libri ha interessato il 26,9% della popolazione di 18 anni e più, con una quota maggiore di donne rispetto agli uomini (30,8% contro 22,7%). Sono soprattutto i giovani fino a 34 anni (32%) a dichiarare di aver letto almeno un libro in un giorno della Fase 1, quote minori di lettori nelle fasce di età successive. Durante la Fase 1, la maggioranza della popolazione adulta di 18 anni e più si è dedicata in un giorno medio alla lettura di libri cartacei (21,6%), mentre la lettura su digitale ha riguardato il 7% delle persone di 18 anni e più. La maggior parte della popolazione ha letto esclusivamente libri cartacei (19,9%), mentre il 5,3% solo libri su supporto digitale. Soltanto l’1,7% ha letto sia libri cartacei che e-book/ libri on line. La lettura di libri su supporto digitale è stata scelta, in un giorno medio della Fase 1, più dai giovani adulti fino a 44 anni (circa 1 su 10 in questa fascia d’età), mentre è risultata pari alla metà nelle fasce di età successive. Se si considerano i giovani fino a 34 anni che hanno letto almeno un libro su supporto digitale, si osserva una proporzione maggiore di ragazze, con un rapporto donne/uomini di 2 a 1 (14,4% contro 7%) La lettura di libri ha riguardato principalmente le persone con titolo di studio più elevato (il 41,9% delle persone con laurea o un titolo di studio superiore contro il 16,4% delle persone con al massimo la scuola dell’obbligo). Si osserva un’analoga relazione sia se si considera la lettura di libri su carta che quella su supporto digitale.

Nel 2019 rimane stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettori di libri: sono il 40% delle persone di 6 anni e più. A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2019. La quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni. Tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. Nel 2019 la percentuale delle lettrici è del 44,3% e quella dei lettori è al 35,5%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2019 si osserva tuttavia una diminuzione significativa di 1,8 punti percentuali tra le donne. In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è, dunque, rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno). La quota di lettrici scende sotto il 45% dopo i 55 anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% a partire dai 20 anni.

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