Libia, Onu: “La tregua regge solo di nome”

(Teleborsa) – “Rabbia e disappunto”. Questi i sentimenti espressi dall’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamè. Parlando in videoconferenza al Consiglio di Sicurezza, Salamè ha denunciato le continue violazioni degli impegni assunti a Berlino affermando che “la tregua regge solo di nome”. Da quando la tregua è stato annunciata questo mese sono, infatti, state 110 le violazioni del cessate il fuoco in Libia rilevate dalla Missione di supporto delle Nazioni unite (Unsmil).

“È un imperativo che la commissione militare congiunta si incontri sotto l’auspicio delle Nazioni Unite per trasformare ciò che è rimasto della tregua in un cessate il fuoco” ha aggiunto l’inviato dell’Onu. Salamè ha affermato che un “appoggio specifico delle conclusioni di Berlino da parte del Consiglio di Sicurezza con il via libera a una risoluzione invierebbe un segnale decisivo ai libici ma anche ai guastatori, locali e internazionali, circa la serietà con cui la comunità internazionale considera questo processo. I libici – ha aggiunto – hanno bisogno di avere la speranza che la comunità internazionale non li abbandona”.

Il rischio prospettato da Salamè è quello di un’escalation del conflitto. Questo perché, ha avvertito l’inviato dell’Onu, i “rinforzi militari” che ci sono stati verso entrambi le parti – le forze del generale Khalifa Haftar e quelle di Fayez al Sarraj, capo del governo di accordo nazionale – “rischiano di aumentare lo spettro di un conflitto ampio che coinvolge l’intera regione». Salamè ha spiegato che le parti hanno “continuato a ricevere una notevole quantità di attrezzature moderne dai loro sostenitori stranieri, in violazione dell’embargo sulle armi e degli impegni assunti dai rappresentanti di questi paesi a Berlino”. In particolare, ha citato il rafforzamento delle linee del fronte a Tripoli delle forze di Haftar con “armi, equipaggiamenti, fanteria, inclusi i combattenti stranieri”. C’è stato – ha aggoiunto – “un notevole aumento dei voli cargo, diversi al giorno, per l’aeroporto di Benina e per la base aerea di Al-Khadim nella Libia orientale per fornire attrezzature militari. Allo stesso tempo i combattenti stranieri arrivarono a migliaia a Tripoli e si schierarono con le forze libiche” sostenendo il Gna. “Esorto – ha concluso Salamè – le parti e i loro sostenitori stranieri a rinunciare a tutte le azioni sconsiderate e a rinnovare il loro impegno a lavorare per il cessate il fuoco”.

Sulla questione, ieri, sono intervenuti anche gli Usa chiedendo agli Stati membri dell’Onu di rispettare gli impegni assunti alla conferenza di Berlino sulla Libia e l’obbligo di attuare l’embargo sulle armi. L’ambasciatore americano al Palazzo di Vetro, Kelly Craft, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza ha invitato a “fermare immediatamente e permanentemente il dispiegamento di personale, combattenti ed equipaggiamenti militari” e chiesto alle parti in Libia di “rispettare la fragile tregua”.

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