L’esaltazione della scienza è nel cervello… artificiale

(Teleborsa) – L’ambizione di approssimarsi a Dio è sempre stata per l’uomo la massima aspirazione a cui tendere e divenire creatore di una nuova specie, non più animale ma tecnologica, antropomorfa, capace di essere senziente come il suo creatore, diciamolo, è un’ambizione troppo forte.

Le novità in questo campo sono tante, ne abbiamo parlato ieri nell’artico “Alzati e cammina, storie di Robot”, ma non è diffusa la conoscenza degli enormi interessi e della quantità di scienziati, aziende e istituzioni che in tutto il mondo stanno lavorando al cervello artificiale o, per meglio dire, alla prima mente artificiale.

Una bella definizione della mente umana è stata data da David Gelernter, il genio informatico della dell’Università di Yale, e inventore del “cloud”: “Una mente artificiale per assomigliare ad una umana […] dovrebbe mescolare in rapporti diversi logica e sentimento come un pittore carica il blu marino sul rosso metallico, passando gradualmente dai rossi ai rosso-viola ai porpora ai blu-porpora. La mente umana consiste in un segmento completo di sfumature, non in un punto di sola razionalità, e nemmeno in un mix di razionalità con un contorno di emozioni dei 5 o 6 tipi classificati nei testi di psicologia. Lo spettro umano è un intervallo continuo”.

Semplificando di molto, costruire un sistema che simuli il complesso groviglio di neuroni, sinapsi, che popolano il nostro cervello pone due ordini di problemi, uno molto complesso ed uno iper-complesso.

Il primo è di tipo hardware. La mente umana, anche quando siamo a “cervello spento”, elabora una formidabile quantità di informazioni provenienti da qualsiasi minima parte del nostro corpo. Quando è “acceso” tale grandezza diventa fantastica e la “potenza di calcolo” impegnata fantasmagorica.

Comunque, l’onnipresente Google, protagonista anche in questo campo, ha presentato da poco il TPU, Tensor Processing Unit, un chip nato per soddisfare il bisogno di sviluppare l’intelligenza artificiale con il quale l’azienda informatica cerca di accorciare le distanze da quella frontiera di cui si è detto. Non è un progetto originale, la società ne starebbe utilizzando da alcuni anni una versione meno potente in alcuni suoi super computer, ma le capacità di autoapprendimento del nuovo chip TPU offre capacità elaborative tali da far fare un salto tecnologico di 7 anni, ineguagliabile nella storia dell’informatica, corrispondenti a 3 generazioni di processori della legge di Moore.

L’altro “piccolo problema” che si trovano di fronte i “novelli dottor Frankenstein”, è, indubbiamente, di tipo software. Riprodurre o creare algoritmi matematici simulanti il pensiero umano è veramente una sfida che, attualmente, travalica le capacità umane.

D’altra parte ci sono in campo progetti come il Blue Brain che in dieci anni ed entro il 2025 prevede di poter simulare l’intero cervello umano tramite alcuni supercomputer. Finora si è riusciti a riprodurre il funzionamento di circa 40 milioni di connessioni (sinapsi) tra cellule nervose ed a realizzare circa 2.000 connessioni fra ciascun tipo di neurone.

Il cervello umano ha circa 100 miliardi di neuroni, ciascuno con 100 mila sinapsi, e gli attuali mega elaboratori che tentano di simularlo occupano interi piani di edifici, quindi, almeno per adesso, la scala d’integrazione non è minimamente paragonabile a quella “poltiglia pseudo-gelatinosa” di circa un chilo e mezzo contenuto in poco più di 1000 cc offerti dalla nostra scatola cranica. Già, ma per quanto?

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L’esaltazione della scienza è nel cervello… artificiale