Le SpA italiane restano delle “grandi famiglie” ma entrano le donne nei CdA

(Teleborsa) – L’imprenditoria italiana non smentisce se stessa, neanche nel 2015, ma con qualche differenza rispetto al passato. Secondo una fotografia scattata dalla Consob, nel suo rapporto sulla corporate governance, sono quasi sempre le famiglie che controllano le società quotate in Borsa: nel 61% dei casi l’azionista di controllo è una famiglia. Nulla di nuovo.

L’assetto delle SpA italiane resta anche molto concentrato: nell’83% dei casi c’è un azionista che detiene oltre il 50% del capitale. Questo modello ricorre per 116 società sulle 238 quotate, mentre in 51 casi c’è un’influenza dominante e in 32 casi la società è controllata da una coalizione di azionisti (Patto).  

Il discorso vale soprattutto per le piccole realtà industriali, poiché il controllo delle grandi aziende di servizi è spesso dello Stato, mentre c’è una maggioranza di società finanziarie che risulta “non controllata”.

Crolla la percentuale di società controllate da un gruppo piramidale, che scende al 19% dal 38,5% del 1998 e la capitalizzaizone scende al 61,5% dal 78%, mentre cresce il numero delle cosiddette public company (widely held companies) che rappresentano ormai il 24% della capitalizzazione di mercato. 

La partecipazione degli investitori istituzionali al capitale delle società quotate investe resta stabile (erano 92 le società partecipate nel 2009 e sono diventate 94, con una quota passata dal 6,4% al 7% circa del capitale). Cresce però la presenza di investitori istituzionali stranieri (da 47 a 71).

Gardando alla struttura di controllo aumentano le donne presenti nei CdA, ma non sul ruolo di comando (solo 16 hanno il ruolo di amministratore delegato).

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