Le insidie dei bond per i piccoli risparmiatori

Le obbligazioni sono considerate un investimento sicuro, ma non vanno sottovalutati i rischi

L’obbligazione o bond è un titolo di debito emesso da una società privata oppure da un ente pubblico nazionale o sovranazionale (emittente), che viene sottoscritto all’emissione (mercato primario), oppure che viene comprato sul mercato su cui è quotato (mercato secondario), da un investitore.

L’obbligazione riconosce al suo possessore il diritto al rimborso del capitale prestato più un interesse maturato sullo stesso capitale da parte dell’emittente, qualora il possessore decidesse di tenere sino alla scadenza l’obbligazione.

In alternativa, il possessore dell’obbligazione può decidere di vendere sul mercato l’obbligazione, incassando il prezzo di vendita più un rateo di interessi, ossia gli interessi maturati fino al momento in cui viene venduta l’obbligazione.

Le obbligazioni sono suddivise in quattro tipologie: obbligazioni a tasso fisso, obbligazioni a tasso variabile, obbligazioni convertibili e obbligazioni zero-coupon che si differenziano tra loro per le modalità e tempistiche con cui remunerano l’investitore.

I piccoli risparmiatori solitamente pensano che questo tipo d’investimento sia più sicuro rispetto a quello su un titolo azionario perché il rendimento di un’obbligazione è fissato al momento dell’emissione e non è soggetto ad incertezze. Al contrario investire sulle azioni è considerato più rischioso dato che il loro valore futuro non può essere previsto e possono essere oggetto di speculazioni.

Tuttavia anche tra le obbligazioni si nascondono delle insidie legate alla solidità dell’emittente.

Tra le obbligazioni corporate, bisogna fare attenzione a quelle di tipo “senior”, ossia titoli che hanno precedenza nel rimborso, in caso di fallimento dell’emittente, distinguendole dalle obbligazioni “junior”, ossia titoli subordinati che vengono rimborsati, in caso di fallimento dell’emittente, solo dopo che siano stati soddisfatti tutti i creditori “senior”.

 

Ci sono poi alcune obbligazioni indicizzate che sono collegate all’andamento di un indice azionario, denominate “obbligazioni equity linked”. Le cedole di questa tipologia di obbligazioni vengono corrisposte solo se al momento dello stacco della cedola stessa, l’indice azionario di riferimento (es. DJ E-Stoxx 50) è superiore ad una certa soglia stabilita dall’emittente.

 

Inoltre è utile ricordare le obbligazioni emesse dai paesi definiti “emergenti”, quali ad esempio Brasile, Colombia, Croazia, Polonia, Russia, Turchia, Venezuela, Argentina e Messico che offrono un maggior rendimento rispetto ai titoli di Stato europei, statunitensi e giapponesi, a fronte di un maggior rischio legato alle possibilità di default del Paese emittente.

 

Tutte le obbligazioni quotate sui mercati finanziari presentano un rating, o meglio un voto, che esprime la qualità e quindi la solvibilità degli emittenti a rimborsare a scadenza il capitale prestato dall’investitore.

Le obbligazioni con rating basso (da BB+ a D secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s), fanno parte di una categoria speculativa, sono più rischiose ed offrono una remunerazione più alta. Obbligazioni con rating alto (da AAA a BBB- secondo la stessa agenzia di rating), fanno parte di una categoria di investimento, sono meno rischiose ed offrono quindi un rendimento più basso.

Per il piccolo risparmiatore è comunque difficile orientarsi nella “giungla” del mercato obbligazionario e il risparmiatore prudente spesso non ha altra scelta che affidare le proprie risorse ad un fondo obbligazionario, che valuta correttamente i rischi di una obbligazione prima di comprarla e assicura a coloro che sottoscrivono le quote del fondo un rendimento  più o meno soddisfacente, in base alla bravura del gestore.
I consigli, invece, per i risparmiatori più propensi al rischio, che vogliono acquistare direttamente sul mercato un’obbligazione, sono i seguenti:

  • Non comprare mai un’obbligazione “subordinata”(categoria il cui rimborso – nel caso di problemi finanziari per l’emittente – avviene successivamente a quello dei creditori ordinari) sul mercato primario, ossia all’emissione, ma seguire i prezzi sul mercato secondario e, quando i prezzi iniziano ad essere appetibili, ossia si muovono sotto quota 100, iniziare a prendere in considerazione eventuali acquisti;
  • Considerare il rischio cambio dell’obbligazione. Se si acquista un’obbligazione in una valuta diversa dall’Euro, quando la si vende, sul rendimento incide anche il tasso di cambio applicato al momento dell’acquisto e al momento della vendita;
  • Dedicare una percentuale bassa delle proprie risorse finanziarie ad obbligazioni subordinate, high yield, equity-linked, di paesi emergenti, o denominate in valute considerate più rischiose ( es. ZAR, HUF, TRY), con rendimenti più alti e non mediare mai il prezzo d’acquisto in caso di discesa dei prezzi acquistando ulteriori quantità delle obbligazioni stesse, ma prendere atto di aver intrapreso una scelta sbagliata e venderle per minimizzare la perdita.

 

I consigli sopra elencati potrebbero aiutare il piccolo risparmiatore più propenso al rischio, ad evitare perdite consistenti. Va considerato infine che è possibile addirittura azzerare il proprio investimento, in caso di fallimento dell’emittente dell’obbligazione presente nei propri portafogli, poiché, vale la pena di evidenziarlo, nessun piccolo risparmiatore ha i mezzi necessari per valutare correttamente se un emittente fallirà o riuscirà, dopo una crisi conclamata, a ristrutturare il proprio debito e riprendere la propria attività.

 

 

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