Le famiglie italiane sono più fiduciose: il 25% vede un Paese che migliora

Lo rivela un'indagine Demopolis

(Teleborsa) Il peggio è passato? Nonostante la crisi, le famiglie italiane stanno progressivamente recuperando fiducia.  Insomma, se non proprio rosa e senza nuvole, il futuro che ci aspetta non sembra neanche così nero.

SULLA VIA DELLA FIDUCIA – Il 25% è convinto che la situazione economica del Paese migliorerà nei prossimi 12 mesi; più  ridotta, al 18%, è la percentuale di quanti confidano in un effettivo incremento dell’occupazione. E’ uno dei dati che emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis per IBC, l’Associazione “Industrie Beni di Consumo”. E’ uno scenario, quello che emerge dalla ricerca, sul quale pesa ancora la crisi che ha colpito il Paese: il peggio sembra comunque passato.

Gli italiani – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento restano prudenti ed attenti ai costi, ma appaiono più  tranquilli: guardano oggi al futuro con un grado di ottimismo che le nostre analisi non riscontravano da molti anni”. Si avvertono i primi segni di superamento dell’austerità nei comportamenti delle famiglie. Oggi – secondo i dati di Demopolis è del 15% la quota di cittadini che immagina un miglioramento della propria situazione economica familiare rispetto all’ultimo triennio, ma cresce al 24% il segmento di quanti prevedono di poter aumentare gli acquisti.

CRESCONO I CONSUMI- “La disponibilità all’incremento dei consumispiega Pietro Vento – è più accentuata rispetto alle previsioni di aumento del reddito disponibile. E’ la conferma ulteriore di un recupero di fiducia dei consumatori. A fronte di una maggiore tranquillità rispetto agli anni passati, il 51% dichiara comunque di prestare attenzione alle possibilità di risparmio ed agli acquisti in promozione.

CONSUMATORI INFEDELI – Così come nella politica e nelle scelte di voto – conclude il direttore dell’Istituto Demopolis – cresce l’infedeltà degli italiani anche nel modo di fare la spesa”. Appena un quarto dei consumatori si affida di norma allo stesso punto vendita nella spesa alimentare; il 75% utilizza punti vendita o catene differenti. E la quota dei “non fedeli” sfiora il 90% negli altri settori, dall’abbigliamento agli accessori sino all’elettronica.

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