Lavoro, Legacoop: più della metà delle imprese è pessimista sul futuro

(Teleborsa) – Più di un’azienda italiana su dieci (12%) prevede di ridurre i dipendenti, il 5% pensa invece alla chiusura. Sono alcuni dei risultati emersi da un sondaggio condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop, ideato e realizzato dall’AreaStudi dell’associazione insieme con il partner di ricerca Ipsos. Tra le maggiori difficoltà indicate dalle imprese nell’affrontare le conseguenze economiche della pandemia ci sono il trovare nuovi clienti (22%), il peso dei vincoli normativi e dall’aumento dei costi di produzione o del lavoro (entrambi al 14%) e l’operatività nel rispetto delle regole per la prevenzione del contagio da Covid 19 (13%).

Quanto alle prospettive per il futuro a breve termine, più della metà (53% ma con punte del 69% al Nord Est e al Centro Nord) pensa che la situazione della propria attività resterà negativa o peggiorerà. Un terzo del campione (con una punta del 50% nelle imprese con più di 50 dipendenti) invece nutre aspettative di segno opposto, prevedendo una maggiore stabilità (anche se resta minoritaria la quota di chi ha fiducia in un possibile miglioramento, il 15%).

In termini occupazionali, se il 66% ritiene che manterrà invariato il numero dei dipendenti, solo la metà di quelle che prevede di ridurlo pensa invece che amplierà la sua squadra (6%). “L’impatto della pandemia sul sistema produttivo è stato fortemente differenziato e il proseguire dell’incertezza sanitaria – ha commenta Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop – di certo non aiuta: si spiega così il pessimismo sull’immediato futuro di oltre la metà degli imprenditori, con un picco nelle zone più produttive del paese, le più colpite dai lockdown”. Lusetti invita a guardare al lato positivo “per progettare la ricostruzione“. “Non solo i numeri, ma pure le opinioni ci confermano che sotto la cenere cova la brace, e le imprese italiane stanno resistendo pronte alla reazione, non appena sia possibile. Occorre sostenerle in questo momento difficile, e prevedere che i piani in fase di elaborazione valorizzino il pluralismo e la varietà delle imprese italiane e la loro capacità di adattarsi, innovare e intravedere il futuro”, ha aggiunto.

Il sondaggio, infine, ha presentato un focus sullo smart working con una comparazione sul ricorso a questa tipologia di prestazione lavorativa nel 2020 rispetto al 2019 e le previsioni per il 2021 rispetto al 2020: “Nel 2020, il 38% dichiara di averlo aumentato rispetto al 2019 (il 67% nelle imprese con oltre 50 dipendenti), il 53% di averlo mantenuto invariato (il 58% per gli under 30) e il 9% di averlo diminuito. Riguardo alle previsioni per il 2021 rispetto al 2020, il 13% pensa di aumentare il ricorso allo smart working (18% nel Nord Ovest), il 73% di lasciarlo invariato (92% nel Nord Est) e il 14% di diminuirlo (il 22% nel Centro Sud)”.

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