Lavoro, la somministrazione “fraudolenta” non è più reato

(Teleborsa) – La somministrazione di lavoro fraudolenta non è più reato, ma dà luogo solo ad una sanzione di carattere amministrativo.  E’ quanto stabilito dal Jobs Act che, abrogando gli articoli dal 20 al 28 del D.lgs. 276/2003 riguardanti la “somministrazione di lavoro”, ha radicalmente modificato la disciplina di questo istituto.

Cosa si intende per somministrazione fraudolenta? Si tratta di tutte quelle forme di utilizzo distorto del lavoro, che mirano ad eludere le norme di legge e le disposizioni dei contratti collettivi, utilizzando anche società fittizie, ad esempio le coop, per mascherare forme di sfruttamento del lavoro (orari impossibili, retribuzioni bassissime, contratti capestro ecc.). Se ne fa largo uso assieme al c.d. caporalato in agricoltura. 

Sono state salvate solo le sanzioni penali previste dall’art. 18, che puniscono l’esercizio non autorizzato della attività di somministrazione di lavoro (somministrazione abusiva) ed il corrispondente utilizzo di lavoratori somministrati da soggetti non autorizzati (somministrazione illecita). Ma la previsione del più grave reato di “somministrazione fraudolenta”, ovvero quella posta in essere con la specifica finalità di eludere le norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, contenuta nell’art. 28 è stata abrogata. Al suo posto è stata prevista solo una sanzione economica, più aspra di prima, ma l’obbligo di assumere il dipendente non c’è più.

L’abrogazione delle sanzioni penali per la somministrazione fraudolenta, secondo gli esperti, avrà importanti effetti negativi sul lavoro, in termini di perdita di posti (nel 2015 le esternalizzazioni fittizie sono balzate del 16%), mentre lo Stato guadagnerà di più in termini di sanzioni. Altro effetto indiretto, il decadere di tutti i procedimenti penali ancora in corso.

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