Lavoro, la classifica delle lauree migliori per stipendi e occupazione

(Teleborsa) – Informatica, Ingegneria industriale, Economia e Medicina. Queste le lauree “d’oro” che consentono di trovare lavoro e ottenere gli stipendi migliori. Ma sulle retribuzioni pesa il gender gap. È quanto emerge dal XXIII Rapporto AlmaLaurea, annuale fotografia su Profilo e Condizione occupazionale dei Laureati. Le rilevazioni condotte sui 76 atenei che partecipano ad AlmaLaurea hanno coinvolto 291mila laureati del 2020, con un approfondimento sulla didattica a distanza durante la pandemia.

RETRIBUZIONE – Nel 2020 – si legge nel rapporto – la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, pari a 1.270 euro
per i laureati di primo livello e a 1.364 euro per i laureati di secondo livello. Si rileva un aumento rispetto alla precedente rilevazione: +5,4% per i laureati di primo livello e +6,4% per quelli di secondo livello. A cinque anni dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta è pari a 1.469 euro per i laureati di primo livello e a 1.556 euro per quelli di secondo livello. Anche a cinque anni dalla laurea si osserva un aumento delle retribuzioni rispetto alla rilevazione dello scorso anno: +4,3% per i laureati di primo livello e +4,0% per quelli di secondo livello. Tali incrementi si inseriscono in un contesto caratterizzato da alcuni anni di tendenziale aumento delle retribuzioni.

LAUREE MIGLIORI DAL PUNTO DI VISTA OCCUPAZIONALE E RETRIBUTIVO – Al primo posto della classifica figurano i laureati in Informatica che, a 5 anni dal conseguimento del titolo, vantano un tasso di occupazione del 97,1% e stipendi da 1.833 euro. Seguono gli ingegneri industriali e dell’informazione, con un tasso di occupazione pari al 96,4% e stipendi da 1.825 euro. Medicina vede un tasso di occupazione a 5 anni pari a l 93,4% e uno stipendio medio di 1.788 euro. La laurea in Economia, a 5 anni dal titolo, ha, invece, un tasso di occupazione del 91,5% e stipendi pari a 1,626 euro al mese. Giurisprudenza a 5 anni dalla laurea offre un tasso di occupazione del 79,7% e stipendi da 1.468 euro al mese. Sulla stessa linea i laureati in Architettura che hanno uno stipendio medio a 5 anni di 1.456 euro un tasso di impiego dell’89,8%.

LE LAUREE MENO REMUNERATIVE – Sul fronte della retribuzione in fondo alla classifica figurano i laureati in Psicologia con uno stipendio pari a 1.167 euro netti al mese e un tasso di occupazione dell’83,7%. Agli ultimi posti anche i laureati in Lettere e Filosofia con
1.335 euro e un tasso di occupazione del 77,7%.

PROFILO DEI LAUREATI – Il Rapporto AlmaLaurea restituisce la fotografia di laureati sempre più giovani. Per il complesso dei laureati nel 2020, l’età della laurea cala a 25,8 anni. Le donne rappresentano il 58,7% del totale dei laureati 2020 in Italia. Tale quota risulta tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Si rileva una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti disciplinari.
IL contesto socio-culturale rimane determinante. Tra i laureati, sono sovrarappresentati quanti provengono da ambienti familiari favoriti sul piano socio-culturale. Il 30,7% ha almeno un genitore con un titolo di studio universitario (nel 2010 era il 26,5%). Il contesto familiare di origine condiziona le scelte formative e professionali dei giovani. In particolare, tra chi ha almeno un genitore laureato, il 20,1% dei laureati completa gli studi nello stesso gruppo disciplinare di uno dei genitori (è il 35,5% tra i percorsi a ciclo unico, quelli che portano più spesso alla libera professione).

CONFERMATE DIFFERENZE DI GENERE E TERRITORIALI – Si confermano significative le tradizionali differenze di genere e territoriali mostrando, a parità di condizioni, la migliore collocazione degli uomini (17,8% di probabilità in più di essere occupati a un anno dalla laurea rispetto alle donne) e di quanti risiedono al Nord (+30,8% di probabilità di essere occupati a un anno dal titolo rispetto a quanti risiedono al Sud). In termini di tasso di occupazione le donne, rispetto agli uomini, sembrano aver subìto maggiormente gli effetti della pandemia, soprattutto nel secondo periodo dell’anno, quello caratterizzato dalla graduale riapertura delle attività economiche. Inoltre, risultano maggiormente penalizzati i laureati residenti al Centro-Nord, rispetto a quelli del Sud.

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