Lavoro femminile, Cisl: quadro desolante, Governo intervenga

(Teleborsa) – “Il quadro offerto da Linda Laura Sabbadini, Direttore centrale dell’Istat, è desolante: in un Paese in cui già il tasso di occupazione complessivo è molto basso rispetto ai partner Ue, il divario tra occupazione maschile e femminile resta elevatissimo, è maggiore la presenza nei contratti precari, è minore l’accesso alle figure apicali, è in aumento il fenomeno della sovraqualificazione, continua a crescere il part-time involontario”. Lo dichiara in una nota Luigi Sbarra, Segretario generale aggiunto Cisl.

“Ovviamente – aggiunge – c’è anche un problema di gap retributivo, ma è solo una conseguenza di quanto detto sopra. L’impegno familiare, la scarsa disponibilità di servizi, la scarsità di strumenti di organizzazione del lavoro maggiormente flessibili, mettono le donne italiane tra le più penalizzate in Europa. Quello che di solito non si sottolinea è che a bassa occupazione femminile corrisponde un elevato numero di famiglie monoreddito ed un elevato numero di famiglie povere, nonchè un basso tasso di natalità. Ma al contempo l’11% delle donne lascia il lavoro con la maternità. Da anni l’OCSE ci indica che se l’occupazione femminile raggiungesse i livelli di quella maschile avremmo un aumento del Pil pro-capite di un punto percentuale l’anno.

“Il Governo, nelle sue priorità di rilancio economico ed occupazionale – prosegue – investa su un piano di sostegno vero all’occupazione femminile, che sarebbe il più potente volano per la crescita economica e che potrebbe partire con un intervento ad effetto immediato: rifinanziare gli incentivi alle aziende che introducono misure di conciliazione sulla base di accordi collettivi aziendali, come già stato fatto nel 2016-2017 con risultati interessanti che avevano coinvolto anche molti uomini, incidendo, dunque, sulla condivisione del lavoro di cura”.

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