Lavoro agile e PA, Pacifico, Seg Confederale CISAL, chiede regole certe e condivise

(Teleborsa) – Il tema del lavoro agile è al centro degli incontri fra il Ministero della Funzione Pubblica e le organizzazioni sindacali, in particolar modo le confederazioni rappresentative del pubblico impiego. Il dibattito riguarda 3 milioni e 300mila dipendenti pubblici e 100 mila dirigenti che nei prossimi mesi continueranno a lavorare da casa.

Lo ricorda Marcello Pacifico, Segretario Confederale CISAL, in una intervista rilasciata a Teleborsa, chiarendo “come confederazione siamo pronti a dare le nostre indicazioni” per disciplinare il lavoro agile anche “in una prospettiva futura dal momento che si è annunciato che il 70% dei dipendenti pubblici lavorerà con questa modalità”.

“E’ evidente che bisognerà riscrivere i vecchi contratti collettivi – sottolinea il sindacalista – ci vuole un atto di indirizzo del Ministro per il rinnovo dei contratti, ma ci vogliono anche delle regole chiare, semplici”.

“Il lavoro agile – aggiunge – è diverso dal telelavoro, occorre capire quanto sia straordinario e quanto no, quale è il diritto alla disconnessione, quali sono i diritti e doveri rispetto al lavoro canonico, che era fisso, a date certe, con un orario, pause e buoni pasto. Nuove regole che riguardano anche il salario accessorio, il risultato, la valorizzazione del personale, la formazione del personale, l’utilizzo degli strumenti”.

“Sono tutti problemi che abbiamo posto al tavolo di confronto – afferma Pacifico – nei prossimi giorni invieremo delle proposte
ben definite al Ministro Dadone”.

Un problema particolare riguarda la scuola – ricorda il Segretario CISAL – perché c’è un atteggiamento un po’ altalenante del legislatore: a giugno si chiede di firmare un contratto integrativo per disciplinare lo smart working del personale ATA ed amministrativo, poi ad agosto si approva un provvedimento dove esclude i lavoratori della scuola, perché le scuole riaprono. Ma cosa accade nel caso vengano chiuse delle classi o intere scuole per quarantena?”.

“C’è poi il grande problema dei lavoratori fragili, coloro che hanno grami malattie e non possoo stare a contatto con il pubblico. Va ricordato che, anche nella scuola, 13mila insegnanti su 50mila sono risultati positivi al Covid ed ora sono collocati in quarantena, quindi sono in malattia. Bisogna capire chi di essi potrebbe essere considerato un lavoratore fragile e come comportarsi”.

“Sono tutte tematiche che vogliamo che il governo, l’amministrazione e il legislatore chiarisca e lo faccia quanto prima”, conclude Pacifico.

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