La settimana delle banche centrali: cosa aspettarsi da FED, BOE e BOJ

(Teleborsa) – Nei prossimi giorni almeno undici banche centrali di tutto il mondo comunicheranno aggiornamenti delle loro politiche monetarie, in una fase in cui la pandemia non è stata ancora sconfitta ma allo stesso tempo ci sono segnali di ripresa e timori per un aumento repentino dell’inflazione, anche a causa dei piani di spesa dei governi per far ripartire l’economia.

L’evento su cui tutti gli occhi sono puntati è sicuramente la riunione del Federal Open Market Committee (principale organismo della Federal Reserve statunitense), in programma domani e dopodomani. Il numero uno della FED, Jerome Powell, comunicherà stime aggiornate sull’economia statunitense, con una crescita record del PIL per il 2021, la diminuzione della disoccupazione e l’aumento dell’indice dei prezzi.

Gli analisti si aspettano comunque che la FED mantenga i tassi di interesse vicini allo zero e si impegni a continuare i suoi acquisti di asset al ritmo attuale. “Il FOMC non convaliderà le aspettative del mercato di un decollo anticipato e più rapido e ribadirà che la sua posizione rimarrà molto accomodante per il prossimo futuro”, ha detto ai clienti in una nota Roberto Perli, economista di Cornerstone Macro. C’è incertezza sul fatto che la FED possa segnalare un aumento dei tassi di interesse nel 2023, che anche se probabile verrà comunque comunicato nei prossimi mesi.

Una posizione simile a quella della FED potrebbe essere adottata dalla Banca d’Inghilterra, mentre la Banca del Giappone presenterà una revisione della sua politica monetaria, forse modificando i programmi di stimolo e reiterando la sua capacità di tagliare ulteriormente i tassi.

Non dovrebbero esserci annunci di cambiamento delle politiche monetarie da parte di Norvegia, Egitto e Russia, anche se alcuni osservatori sostengono che le banche centrali di questi Paesi potrebbero passare a una posizione più aggressiva, così come fatto settimana scorsa dalla BCE. Brasile e Turchia potrebbero invece annunciare i primi aumenti dei tassi del 2021.

“Le banche centrali sono entrate insieme nella crisi Covid. Usciranno separatamente – ha commentato Tom Orlik, Chief Economist di Bloomberg Economics – Per la FED e la Banca d’Inghilterra, i rendimenti leggermente più alti possono essere tollerati come un primo segnale di ripresa. Per il Brasile, contribuiscono a un ambiente più impegnativo che probabilmente costringerà a un aumento dei tassi, nonostante un virus impetuoso e i rischi per la crescita”.

(Foto: Salvatore Cavalli)

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