La Riforma RAI è legge. Arriva il super manager con ampi poteri

(Teleborsa) – La riforma della RAI è legge. Assieme alla Legge di stabilità, il Senato ha dato il via libera con 162 consensi alla norma che rivoluziona la TV pubblica, secondo le indicazioni fornite dal Premier Matteo Renzi. 

La riforma della RAI fa perno su un maggior potere del governo e del Ministero dell’Economia, ridimensionando invece il potere delle correnti politiche in Parlamento. Sarà infatti il dicastero di via XX settembre a nominare il super manager, che sarà espressione del governo e potrà essere revocato solo dal suo Consiglio di amministrazione, anch’esso espressione della maggioranza. 

Al posto del direttore generale, vi sarà un vero e proprio Amministratore delegato con super poteri. Attualmente, la RAI ha un direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, che viene confermato e diventerà Ad. Il numero uno della TV di Stato sarà libero di nominare tutti i dirigenti e direttori delle reti televisive, dei canali e delle testate giornalistiche, sentito il CdA, che potrà bocciarle solo con una maggioranza dei due terzi. L’Ad potrà anche liberamente stipulare contratti sino ad un valore di 10 milioni di euro, mentre per le operazioni che comportino un maggior impegno finanziario dovrà ottenere il consenso del CdA, richiesto anche per il bilancio annuale e per i “contratti strategici”. 

Il CdA sarà più agile con soli 7 membri, ma quello attuale di 9 membri, nominato nell’agosto scorso, resterà in carica sino alla fine del suo mandato nel 2018. Avrà il potere di revocare l’Ad, anche se l’ipotesi è puramente scolastica, dato che la sua nomina è stata effettuata dalla maggioranza al governo.

La riforma, in ossequio al principio di trasparenza, dispone anche la pubblicità dei compensi di tutti gli alti dirigenti e dei consiglieri di amministrazione, il cui stipendio potrà arrivare al tetto massimo consentito per i dirigenti pubblici di 240 mila euro. 

Il canone sarà pagato da tutti nella bolletta elettrica, come previsto dalla manovra, e dovrebbe portare nelle casse della RAI 420 milioni in più, secondo uno studio Mediobanca, che combina la riduzione del canone dagli attuali 113,5 euro a 100 euro con un’evasione fisiologica del 5%.

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