La Montagna scende a Valle e i Comuni scendono in Campo

(Teleborsa) – La Montagna scende a valle. I Sindaci scendono in campo contro i divari digitali e per l’attuazione urgentissima della connettività veloce che tolga la montagna da una posizione di svantaggio se non addirittura di emarginazione. Con regia per buona parte di UNCEM (Unione Comuni Enti Montani) i Comuni si stanno organizzando per portare le tematiche della connettività dei loro territori all’attenzione del Ministro per l’Innovazione e digitalizzazione, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro per le Autonomie, al Ministro per la Coesione, al Ministero dell’Interno, al Presidente di Infratel, al Presidente di Open Fiber, ai Parlamentari e alle Regioni.

I Comuni vogliono sottolineare come “l’emergenza sanitaria ancora in corso abbia mostrato tutta la fragilità del Paese nel vincere le storiche sfide del digital divide”. Il testo di una nota afferma che “I divari sono sempre più forti e da dieci anni gli Enti locali chiedono politiche, risorse e strategie per affrontarli” e che “Tre sono le sfere di questo divario tra aree urbane e zone rurali e montane del Paese (oltre il 50 per cento del territorio dell’Italia, 8 milioni di abitanti, 10 punti percentuali di PIL).

La prima relativa alla rete mobile, con oltre 1.200 Comuni (dati del censimento Uncem di ottobre 2019) nei quali si registrano difficoltà nei segnali ed è impossibile, con uno o più operatori, fare telefonate, mandare messaggi, connettersi a internet da smartphone…

Secondo fronte è quello della “TV che non si vede”, con 5 milioni di italiani che non riescono a vedere i canali del servizio pubblico e l’intero bouquet televisivo. Una situazione gravissima…per la quale servono impegni istituzionali locali e nazionali nell’individuare un preciso Piano che supporti gli Enti locali. Moltissimi Comuni, Unioni montane e Comunità montane gestiscono e posseggono ripetitori televisivi. Se non fosse per loro, il segnale non arriverebbe in oltre il 60% del territorio del Paese…

Terzo fronte il divario digitale – che il Paese ha (ri)scoperto in questa pandemia – con la mancanza di adeguate reti per i dati e per l’accesso ad alta velocità a internet. La rete è ancora preclusa per moltissimi territori. Lavorare, fare lezioni, guardare un film, accedere ai servizi della pubblica amministrazione, resta un miraggio in troppe parti d’Italia. Le velocità di connessione sono rimaste ferme a dieci anni fa”….

Comuni e Uncem (Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani) denunciano da tempo che il Piano nazionale Banda ultralarga, in ritardo di due anni, deve essere velocizzato, avere tempi certi e azioni chiare. Raggiungere tutti. L’intera Nazione attraverso i suoi paesi. Lo attendono con ansia le imprese, ciascun cittadino, le scuole, tutte le imprese dei territori. Stiamo parlando di un fondamentale “diritto di cittadinanza”. Oggi precluso”.

“È giunta l’ora di dare una definitiva svolta al piano BUL (Banda Ultra Larga) – prosegue la nota dei Sindaci – e a chiederlo sono le Pubbliche Amministrazioni dove la digitalizzazione porterà all’alleggerimento dei procedimenti, scuole e università per potere garantire il piano formativo degli studenti, le aziende che senza perdere di competitività necessitano di reggere su un mercato globale, i lavoratori che otterrebbero un miglioramento importante della qualità del lavoro, ma anche le famiglie che oggi necessitano di tutelare la salute delle fasce più deboli, con telemedicina e teleassistenza”.

I Comuni, gli enti Montani, la popolazione di queste terre in concreto chiedono che si ricorra “alla stesura della fibra, al raggiungimento di tutte le abitazioni comprese le “case sparse”, tutti i territori compresi i più remoti con il Piano banda ultra larga (anche i rifugi alpini), di definire una “Strategia nazionale digitale per la Montagna che in ottemperanza a quanto previsto dalla legge 158/2017 sui piccoli Comuni, nonché dalle Mozioni varate il 29 gennaio 2020 dalla Camera dei Deputati, consenta un completo superamento dei divari digitali garantendo a tutti i Cittadini di vedere la TV, di poter telefonare grazie a una migliore rete mobile, di avere buone velocità di navigazione, in linea con gli standard europei e d i definire al più presto i tempi di intervento del Piano BUL (Banda Ultra Larga): tempi certi per progettazioni, lavori, collaudi, messa in vendita finale. Un piano di dettaglio Comune per Comune che l’attuale dashboard sul sito istituzionale del Piano non rende adeguatamente. Non è ammissibile e non è accettabile che il Piano BUL si concluda nel 2023″.

Agli effetti di portare la connetività in tutta Italia si sono presi in considerazione i 300 kmq del territorio nazionale divisi in tre diverse aree agli effetti della realizzazione della rete: Area Bianca: a rischio fallimento; Area Grigia: parziali criticità di ritorno economico; Area Nera: aree diverse dalla grigia e bianca.

I soggetti coinvolti sono soprattutto MISE (Ministero Sviluppo Economico), Infratel Spa definito “soggetto attuatore”, Open Fiber Spa (50% Enel e 50% Cassa Depositi e Prestiti) oltre, per alcuni aspetti e per alcune zone, anche altri soggetti economici.

L’Italia, come è noto, fra vari Paesi europei non è, come invece ci sarebbe da aspettarsi, al top delle graduatorie per certe tecnologie. Le Unità immobiliare in Italia sono circa 65 milioni. In Italia i Comuni sono 8000. I Comuni montani 4201. Il 54% dei 300.000 Kmq dell’intero territorio italiano è territorio montano.

Nelle Aree Bianche, in base all’accordo siglato l’11/2/2016 da Presidenza del Consiglio, da Regioni e da MISE, le Unità immobiliari per buona parte devono essere collegate con Banda Ultra Larga. Con un documento, Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, nella sua veste di Presidente della Conferenza delle Regioni e a nome delle stesse (12 Marzo 2020), a questo riguardo chiede “l’attivazione delle strutture del MISE e di INFRATEL Spa al fine di ricevere un dettagliato cronoprogramma per le Aree Bianche”.

Infatti c’è da rilevare come in Italia l’insegnamento a distanza attuato in tempi di cornavirus abbia portato alla constatazione, secondo varie stime, che per la scuola da 3 a 18 anni un milione circa di studenti e “200 mila insegnanti” (stime sindacali) hanno avuto problemi o per mancanza di pc/tablet e/o per non connettività”. La carenza tecnologica si è presentata anche nel settore della sanità aggiungendo criticità a criticità.

I Sindaci, gli Amministratori locali e le Regioni chiedono che venga fatto tesoro delle tristi esperienze avvenute nei primi mesi affinché queste situazioni vengano eliminate il prima possibile confidando in un intervento di Parlamento, Governo Regioni “in un’azione politica determinata”, sottolineando che “il futuro sta nelle comunità, intelligenti e interconnesse, smart” e che “di divari non vogliono ulteriormente soffrire. E che insieme, tutti i Comuni e gli Enti locali, con Uncem, sono impegnati nel fare la loro parte confidando che “le Istituzioni centrali e regionali siano al loro fianco per una vera infrastrutturazione volta alla digitalizzazione del Paese intero, senza lasciare indietro nessuno”.

di Egidio Pedrini

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