La longa manus della UE su Internet

Tutti hanno accolto positivamente l’abolizione delle tariffe di roaming tra operatori nazionali per quanto riguarda la telefonia mobile, che è stato certo un atto di trasparenza, anche se molti non sono d’accordo, ed una facilitazione per i consumatori che spesso ci riservano all’estero, ma pochi sanno che in questo momento l’UE sta installando una sorta di rubinetto virtuale sul “tubo” di Internet.

E’ l’autorevole BBC a darne notizia ed in Inghilterra la notizia ha fatto scalpore suscitando intensi dibattiti mentre in Italia si sente un assordante silenzio. L’Unione europea, la stessa che ha sbandierato ai quattro venti la fine delle barriere tariffarie per i cellulari, sta mettendo mano ad una serie di regole che moduleranno il flusso d’informazioni attraverso la rete pubblica di scambio dati facendo in maniera di introdurre una discriminazione tra dati e dati. Finora Internet è stata una rete paritaria, democratica, dove i dati di una fonte è egualitaria a quella di tutte le altre, un dato di una grande testata è uguale al più misero video di Youtube e la rete non interviene nella classificazione rimanendo neutrale rispetto al contenuto d’informazione che trasportano i bit.

Quello che i membri dell’Unione Europea si accingono a fare è porre, con una serie di emendamenti, regole governative alle compagnie di Telecomunicazione che sovrastano le regole di mercato. In sostanza le norme che dovrebbero essere introdotte vorrebbero garantire all’interno della rete due piani diversi di priorità dei dati in maniera che i nodi della rete dispaccino in maniera più veloce alcuni dati rispetto ad altri. Questo significa che accordi politici o commerciali potrebbero favorire la diffusione dei dati di grandi network o grandi aziende rispetto ad altri e relegare ad un rango inferiore, a causa della loro lentezza, milioni di siti che non hanno la forza competitiva necessaria a contrastare lo strapotere delle major con buona pace della libera concorrenza. Questo vuol dire che la rete sarà “commercializzata” dagli operatori di Telecomunicazioni e potrebbe configurare posizioni di lobbismo e di monopolio dettate dalla forza economica dei “clienti” se non prefigurare volontà egemoniche che potrebbero sconfinare nel despotismo informatico.

Contro questi provvedimenti, sommariamente descritti, si sono levate voci di autorevoli come quella di Sir Tim Berners-Lee, creatore del World Wide Web, che ha fatto un appello agli eurodeputati affinché cambino i contenuti degli emendamenti. La preoccupazione è internazionale ed al Center for Internet and Society della Stanford Law School, California, si sono raccolti accademici, ONG, investitori di ogni livello e società di tutti i tipi, per lanciare un appello al Parlamento Europeo per correggere le intenzioni iniziali.

D’altra parte sono solo pochi Stati al mondo che limitano la neutralità della rete Internet ed a memoria quelli che vengono immediatamente a mente sono Cina, Corea del Sud, Cuba, Iran, Myanmar, Arabia Saudita e pochi altri.

La longa manus della UE su Internet