La Fondazione FS Italiane valorizza il suo “patrimonio” con la Serie TV “L’Italia del Treno”

(Teleborsa) – Il treno… la nostra storia. Una storia costellata di innovazioni e parte del nostro retaggio culturale, a partire dalla Dinastia dei Borbone – il primo treno in Italia è nato il 3 ottobre 1839 sulla linea napoli Portici – per arrivare ai modernissimi e velocissimi treni che corrono oggi sull’Alta Velocità.

La storia d’Italia raccontata da una prospettiva particolare, il finestrino del treno. E’ questo il messaggio che intende veicolare la Fondazione FS Italiane con una nuova iniziativa: la docu-serie “L’Italia del Treno” che andrà in onda in cinque episodi su History Channel dal 22 ottobre prossimo (ore 21:50). Si tratta di una iniziativa che che descrive il Belpaese come mai è stato presentato in televisione, raccontando in cinque episodi come il treno ha cambiato il nostro modo di vivere e di viaggiare.

La serie è stata realizzata da Stand By Me per A+E Networks Italia. La regia è di Paolo Malizia, che è autore insieme a Tommaso Vecchio, Simona Ercolani è produttore creativo e Fabrizio Forner produttore esecutivo. Conduttori della trasmissione Beppe Severgnini e Raffaele Di Placido, quest’ultimo impegnato nelle riprese esterne alla guida dei treni storici del Gruppo FS Italiane.

L’iniziativa è stata presentata, a Roma, in anteprima nella sede del Gruppo FS Italiane, da Gianfranco Battisti Amministratore Delegato e Direttore Generale Gruppo FS Italiane, Mauro Moretti Presidente Fondazione FS Italiane, Luigi Cantamessa, Direttore Generale Fondazione FS Italiane, Riccardo Pozzi, Direttore Centrale Risorse Umane e Organizzazione Gruppo FS Italiane.

Il progetto “innovativo” attinge all’enorme patrimonio informativo e di materiale rotabile recuperato dalla Fondazione (Gruppo FS Italiane), nata proprio nel 2013 su iniziativa dell’Allora AD di FS, Mauro Moretti, per recuperare una dote che si stava perdendo irrimediabilmente andando perduta. La produzione per History ha potuto contare su 350 mila fotografie analogiche e 500 mila immagini digitalizzate, prodotte dagli anni ’30 in poi, nonché la cineteca che documenta la storia e il ruolo delle Ferrovie dello Sato dal 1949 agli anni ‘90 attraverso filmati, cinegiornali e documenti video. Per le riprese, invece, sono stati messi a disposizione 14 treni storici, locomotive d’epoca e vagoni dei primi decenni del ‘900. Materiale rotabile, oggi completamente restaurato e perfettamente funzionante, che rischiava l’oblio prima della rinascita, che ha portato anche all’apertura del Museo di Pietrarsa.

Basti pensare ai mitici elettroreni ETR 300 noti come “Il Settebello”, costruiti negli anni ’50 in tre esemplari, il cui unico convoglio scampato alla fiamma ossidrica, una volta dismesso dai “servizi prestigiosi”, prima di essere radiato nel 1992, dopo uno scellerato radicale intervento di revamping, era stato allestito all’interno con i normali sedili da treno regionale, eliminando i preziosi arredamenti disegnati dagli architetti Giò Ponti e Giulio Minoletti. Arredamenti poi “scomparsi”. L’unico esemplare di ETR 300 (per l’esattezza il 302) scampato al triste destino dopo anni di abbandono sui binari della stazione di Falconara Marittima (AN) è ora in fase di restauro nelle Officine di Voghera per iniziativa della Fondazione, con interventi che prevedono la fedele ricostruzione di tutti gli interni come in originale.

Il Presidente Moretti, parlando del ruolo della Fondazione per il recupero del retaggio storico, ha spiegato “vidi che l’ingente patrimonio delle Ferrovie si stava dilapidando e pensai di riportare ad un’unità un pezzo di storia importante”. Poi ha definito il tentativo di dare un’unità alla nostra storia attraverso la storia del treno come un “paradigma” di quello che è sempre successo e sta succedendo anche oggi con le nuove tecnologie.

“Il mondo sarà omogeneizzato ma i tratti distintivi saranno le radici”, ha affermato Moretti, aggiungendo cherecuperare queste origini significherà mantenere quello che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni e che è la nostra eredità culturale”.

L’Amministratore Delegato del Gruppo FS Italiane, Gianfranco Battisti, ha commentato “quando si parla di Ferrovie si parla di un grande sogno, anche se adesso ci aspetta la sfida dei pendolari”. E sulla Serie TV in programmazione su History ha affermato “trasmette valori che sono il DNA del Paese”.

In occasione dell’evento, Teleborsa ha intervistato Luigi Cantamessa, Direttore Generale della Fondazione FS Italiane.

Oggi la presentazione di questa serie TV sui treni storici. Come è nata l’idea?

“L’idea è nata dal fatto che ci trovavamo un patrimonio enorme di locomotive a vapore, di antiche carrozze in legno, financo le carrozze del treno Reale italiano in velluto, delle mitiche littorine, e ci siamo chiesti come togliere dal ridotto cerchio degli appassionati, che pure sono molti e sono cultori, e dare a questo patrimonio una visione più ampia, soprattutto una visibilità più ampia”.

“Così con History è nata l’idea di scorrazzare su ed giù per l’Italia da questi meravigliosi treni del passato, identici in tutto e per tutto alla versione con la quale sono stati costruiti, inserendo nel mezzo il bianco e nero dei nostri archivi digitalizzati. Ci siamo trovati mezzo milione di fotografie nei sottoscala della sede delle Ferrovie. Fotografie perfettamente restaurate, digitalizzate, messe su un portale, quindi la messa a fattor comune di questo meraviglioso bagaglio di identità nazionale, di memoria collettiva e di riscoperta dell’esistente per il futuro ha fatto uscire il prodotto che vedremo su History dal 22 ottobre”.

Il recupero del retaggio storico ha fatto sì che Fondazione avesse anche altre iniziative. Per il turismo mi sembra?

“La Fondazione ha iniziato la sua attività nel 2013 con poco più di 6 mila viaggiatori, perlopiù appassionati di treni antichi, principalmente cultori della storia. Noi oggi chiudiamo il 2018 con 100 mila turisti, la metà straniera, che non va più solo a venezia, non va più solo a Milano, ma cerca di entrare nella bella provincia italiana: da Napoli per esempio li portiamo nella verde Irpinia, luogo di vini e di olio, sulla Avellino-Rocchetta, nella valle dei templi di Agrigento, a poche centinaia di metri dai templi dell’Antica Grecia nel patrimonio dell’Unesco”.

“Settecento chilometri di ferrovie che sarebbero state completamente abbandonate, costituendo anche un rischio potenziale per il degrado delle zone interessate, settecento chilometri riaperti e ricaricati di un flusso turistico nuovo – sano, colto, intelligente – quello del turismo esperienziale che è turismo sostenibile”.

Beppe Severgnini, Direttore del settimanale 7 – Corriere della Sera e co-conduttore della serie su History Channel.


La storia del treno si intreccia con la storia economica e culturale d’Italia, come nasce l’idea di questa trasmissione e quale messaggio veicola?

“L’idea è di Stand by Me, della Fondazione delle Ferrovie, di History Channel, io sono il narratore, ma un narratore felice di essere stato coinvolto perché i treni mi piacciono molto, i treni sono la perfetta allegoria di ogni Paese e, siccome l’Italia è il mio Paese, vedere raccontare dal primo treno nel 1839 è la dimostrazione che questo Paese può progredire e deve ricordarsi sempre che non deve guardare indietro, ma deve sempre guardare avanti”.

Il treno economicamente cruciale all’inizio ed economicamente cruciale oggi?

“I treni portano le persone e con le persone viaggiano il lavoro, gli affari e dovrebbero viaggiare più le merci effettivamente, perché l’Italia è un Paese lungo e stretto e siamo perfetti per i treni. Penso sempre che dei treni veloci in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia cambierebbero veramente la storia di questo Paese”.

La trasmissione è fruibile da chi: adulti bambini?

“Tutti, perché i treni per i bambini sono dei grandissimi giocattoli, per gli adulti sono degli strumenti di lavoro e di comunicazione, per gli esperti sono una tecnica, quindi veramente da tutti”.

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