La Fed non sorprende e rimanda la stretta

(Teleborsa) – La politica monetaria della Fed resta accomodante, ma ancora per poco. Secondo il braccio monetario della Banca Centrale americana un ulteriore rialzo dei tassi dipenderà dai dati macroeconomici, che per il momento confermano il miglioramento del mercato del lavoro, una fiducia dei consumatori alta ma evidenziano un rallentamento dell’attività economica. L’istituto guidato da Janet Yellen, dunque, continuerà a “monitorare da vicino gli indicatori d’inflazione e gli sviluppi dell’economia e della finanza a livello globale”, per poi decidere se alzare nuovamente i tassi, magari già a giugno, e operare successivamente un’altra stretta a dicembre, esattamente un anno dopo il primo rialzo (prima stretta da giugno 2006).

Intanto la Fed ha eliminato la parola rischi dal proprio vocabolario, facendo così intendere che le prospettive economiche miglioreranno a breve e che presto ci sarà un rialzo del costo del denaro, sicuramente “graduale”, ha tenuto a precisare la Banca Centrale USA.

La Federal Reserve, come ampiamente atteso, ha deciso di lasciare i tassi invariati allo 0,25-0,50% con la quasi unanimità del Board. Si è distinto solo a il numero uno della Fed di Kansas City, Esther George, che ha votato per un incremento di un quarto di punto.

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