La cura Draghi non fa decollare l’Eurozona. PMI manifatturiero avanti adagio

Non desta sorprese il dato definitivo del PMI manifatturiero dell’Eurozona.

Relativamente al mese di settembre Markit ha confermato infatti un livello a 52 punti, esattamente come la stima flash fornita lo scorso 23 settembre.
Il dato risulta in calo rispetto ai 52,3 di agosto ma perfettamente in linea con le attese degli analisti.

In forte peggioramento, invece, la dinamica dei prezzi con la tendenza della pressione dei costi che cambia al ribasso. 

Tra le principali economie dell’Area Euro, l’Irlanda è stata la nazione in testa alla classifica della crescita dei PMI del manifatturiero di settembre, ed è stata l’unica, assieme all’Austria che ha osservato un’accelerazione del tasso di crescita. I Paesi Bassi hanno invece raggiunto la seconda posizione. 
La Francia ritorna a crescere, e ciò significa che l’unica nazione a riportare contrazione è la Grecia.
L’Italia ha osservato una forte espansione sia della produzione che dei nuovi ordini anche se i tassi di crescita sono diminuiti rispettivamente ai valori più bassi in otto e sette mesi. Crescita della produzione in rallentamento anche in Germania dove raggiunge il valore più basso in due mesi, e Spagna, dove l’indice ha registrato il valore più debole da agosto dell’anno scorso. In entrambe le nazioni si sono riportati aumenti più lenti dei nuovi ordini.

“Nonostante gli stimoli senza precedenti da parte della Banca Centrale e la notevole svalutazione dell’euro, il settore manifatturiero dell’Eurozona sta avendo problemi a crescere in maniera rilevante, correndo persino il rischio di stagnarsi ancora una volta” commenta Chris Williamson, capo economista presso Markit, aggiungendo che si stanno intensificando le preoccupazioni circa la deflazione dei prezzi ponendo ulteriori pressioni alla BCE ad agire in maniera più aggressiva.

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