La crisi degli Emergenti contagia l’Asia. Giappone in salvo

(Teleborsa) – Dalle economie asiatiche continuano a giungere segnali preoccupanti, specie dalle cosiddette Economie emergenti, che hanno perso smalto in quest’ultimo biennio, provocando anche un rallentamento dell’economia mondiale.

Dopo l’ennesimo dato negativo sul PMI cinese, che resta in zona recessione, anche l’India conferma un evidente malessere: l’ultimo dato del PMI manifatturiero è crollato sotto la soglia critica dei 50 punti, attestandosi a 49,1 punti a dicembre dai 50,3 punti del mese precedente. Un deterioramento causato dalla stagnazione della domanda e da alcuni incidenti accaduti all’industria dell’auto nel Sud del Paese. 

La debolezza della domanda si riflette anche sui prezzi, spingendoli verso una generalizzata deflazione: l’inflazione in Indonesia è scesa ai minimi degli ultimi 5 anni al 3,35%, mentre in Thailandia i prezzi sono scivolati per il 12esimo mese consecutivo, portando il tasso d’inflazione allo 0,85%. Naturalmente, questa dinamica offre la sponda alle banche centrali per nuovi interventi espansivi, anche se sinora gli effetti sono stati limitati.

Solo il Giappone si salva da una fase di rallentamento generalizzato, forse grazie alle misure di stimolo approntate dal governo e dalla Bank of Japan. L’ultimo dato del PMI manifatturiero resta stabile a 52,6 punti e segnala un piccolo miglioramento rispetto ai 52,5 della lettura preliminare data prima di Natale. Il dato, che è ai massimi dalla primavera del 2014, ha beneficiato dell’impennata degli ordini, con il relativo indica salito a 54,2 punti.

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