La BCE conferma prospettive di inflazione bassa e crescita più solida

(Teleborsa) – La ripresa economica nell’Eurozona si va rafforzando, ma l’inflazione non mostra ancora chiari segnali di recupero verso il target del 2% indicato dalla BCE. E’ quanto conferma il consueto bollettino mensile della BCE, dopo le indicazioni date dal presidente Mario Draghi in conferenza stampa. 

Nel rapporto, che segue la riunione di politica monetaria dell’8 giugno scorso, si segnala che anche nei prossimi mesi la crescita dei prezzi di manterrà sui livelli attuali.

Il bollettino, pur rilevando che c’è stata una spinta dei prezzi nelle prime fasi della catena produttiva, ribadisce che l’inflazione non ha dato ancora segnali “convincenti” di una tendenza al rialzo.

per contro, gli ultimi dati macroeconomici dell’Area Euro segnalano il mantenimento di una solida crescita per il secondo trimestre, spinta anche dalla sostenuta ripresa mondiale. Il commercio mondiale è cresciuto in maniera significativa negli
ultimi mesi, beneficiando, tra gli altri fattori, della ripresa in atto nelle economie  dei paesi emergenti. 

Le proiezioni macroeconomiche di giugno 2017, formulate per l’area dell’euro  dagli esperti dell’Eurosistema a fine maggio e condizionate all’ipotesi della  piena attuazione di tutte le misure di politica monetaria della BCE, prevedono una crescita annuale del PIL in termini reali dell’1,9% nel 2017, dell’1,8% nel 2018 e dell’1,7% nel 2019.

Sulla base di queste previsioni, come noto, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere un grado molto elevato di accomodamento monetario nell’intento di sostenere l’inflazione nel medio periodo, ma ha modificato un po’ la forward guidance (indicazioni prospettiche), eliminando riferimenti ad ulteriori tagli dei tassi.

Ciò deriva dalla considerazione che i rischi per le prospettive di crescita sono ora sostanzialmente bilanciati. In tale contesto, è sempre più ridotta la probabilità che si verifichino scenari avversi per le prospettive della stabilità dei prezzi, in particolare per effetto dell’attenuazione dei rischi di spinte deflazionistiche.

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